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Primo verdetto del mondiale: Capello e Lippi erano due bluff!

Grazie a "Sudafrica 2010" la leggenda metropolitana di Fabio e Marcello grandi condottieri è stata spazzata via - Tutti i flop che i due tecnici hanno rimediato in giro per il mondo a dispetto di organici sontuosi e di percorsi facilitati

Fabio Capello: un flop mondiale secondo solo a quello (insuperabile) di LippiFabio Capello: un flop mondiale secondo solo a quello (insuperabile) di Lippi
Lunedì, 28 Giugno 2010

Detto che non si ricorda, a memoria d'uomo, un campionato del mondo in cui l'Italia abbia fatto più pena dell'Italia del Lippi-bis (persino nel '66 gli azzurri di Fabbri avevano vinto la prima partita, 2-0 al Cile, gol di Mazzola e Barison; ed erano stati eliminati nella terza, clamorosamente, ad opera della Corea del Nord, ma giocando in 10 per l'uscita dal campo dell'infortunato Bulgarelli, dopo aver fallito un'infinità di gol, con Perani nelle vesti di sciagurato Egidio ante litteram), e stabilito che il Sudafrica verrà ricordato, da noi, come il mondiale della catastrofe assoluta (ci hanno fatto fuori la Nuova Zelanda numero 78 del ranking mondiale e la Slovacchia esordiente assoluta), una sua utilità “Sudafrica 2010” indubbiamente l'avrà: aiuterà la gente - a cominciare dai mass-media: ma non ci giureremmo -, a prendere atto del clamoroso bluff di allenatori come Lippi e Capello, considerati geni non si sa bene perché. Siccome il tempo, come si dice, è galantuomo, alla fine il bluff è stato scoperto: Lippi e Capello non sono aquile. Non lo sono mai stati e forse, a ben guardare, sono due mezze tacche. Una volta si sarebbe detto: clamoroso al Cibali!

Fabio Capello, strapagato c.t. dell'Inghilterra, ha presentato in Sudafrica una nazionale seconda, per tristezza, solo all'orrida Italia griffata Marcello Lippi. Dopo aver proclamato: “Ho una nazionale fortissima: arriveremo in finale”, Capello ha vissuto un mondiale in stato di shock continuato, catatonico per le penose performances dei suoi boys; al punto che dopo l'agghiacciante 0-0 contro l'Algeria, alla seconda partita, Fabio non ha trovato di meglio che balbettare: “I giocatori inglesi sentono il peso del mondiale, che non vincono da 44 anni, e giocano in uno stato di paura”. Ora, premesso che i 7 milioni di sterline passatigli dalla Federazione presupporrebbero un minimo di lavoro anche a livello psicologico (per informazioni rivolgersi a Josè Mourinho: perché se l'Inghilterra avverte il peso di non vincere un mondiale da 44 anni, l'Inter non vinceva una Champions da 45, eppure a un certo punto i nerazzurri si sono scrollati di dosso paure e timidezze, si sono trasformati in leoni e hanno fatto un boccone di Chelsea, Barcellona e Bayern grazie soprattutto al lavaggio di cervello fatto da Mou ai suoi giocatori), la domanda è: possibile che Capello si accorga che i suoi ragazzoni se la fanno sotto solo a mondiale cominciato? Vent'anni da giocatore ad alto livello e vent'anni da allenatore di grandi club non dovrebbero averlo messo al riparo da cantonate così colossali (e irreparabili)? Ma che razza di allenatore e di psicologo è? E se il suo intento, denunciando le paure ataviche dei giocatori inglesi, era quello di scaricare sugli altri la colpa dell'incombente fallimento, può dirsi innocente un c.t. che confessa di non aver capito niente dei suoi ragazzi dopo 24, diconsi ventiquattro, mesi di lavoro?

La verità è che l'Inghilterra vista a Sudafrica 2010, come tutte le squadre di Capello, ha un'organizzazione di gioco da prima elementare cui la classe e la personalità dei giocatori dovrebbero supplire; e checchè ne dicano i cantori di Fabio Massimo, la “mano” di Capello – alla Juve come al Real Madrid, alla Roma come al Milan – si è sempre vista più in estate, in sede di campagna-acquisti, che sul campo, quando si gioca. Capello è sempre stato molto bravo a farsi comprare campioni costosissimi, i migliori su piazza, e a far spendere miliardi (di lire) e milioni (di euro) a presidenti dalle tasche bucate come Berlusconi, Sensi, Perez e persino a dirigenti oculati come Moggi e Giraudo: dopodiché, col meglio a sua disposizione, brillare nel campionato di competenza non è mai stato un problema; mentre cercare di farsi valere al cospetto dei grandi d'Europa (o del mondo, come da c.t. dell'Inghilterra) è stato un calvario. In questo caso, a parità di mezzi, a fare la differenza è la bravura del tecnico. E Capello molto bravo non dev'essere se è vero – com'è vero – che in venti e passa anni è passato da un flop all'altro.

Di Capello deludentissimo nella stragrande maggioranza delle sue esperienze europee (vedi le ultime, avvilenti eliminazioni in Champions alla guida della Juventus, contro Liverpool e Arsenal, e quella alla guida del Real Madrid, contro il Bayern; per non parlare della finale persa contro il Marsiglia nel '93 ai tempi del super Milan) abbiamo già avuto modo di dire. E anche se nel calcio vale tutto e il contrario di tutto, noi pensiamo che l'Inghilterra che torna a casa con 4 gol tedeschi sul gobbone, dopo quattro partite giocate in modo inquietante, dimostri come il c.t. inglese abbia confermato di essere sostanzialmente un bluff. Capello ha allenato solo grandissime squadre (Milan, Real Madrid, Roma, Juventus, Inghilterra) ma a livello europeo, o mondiale, i flop con lui sono arrivati come se piovesse. Tant'è vero che l'unica vera impresa incontestabile resta la Champions vinta in rossonero ad Atene, contro il Barcellona, un Barça sepolto da 4 gol di un Milan con molte assenze, che sulla carta partiva nettamente sfavorito.

Per quanto riguarda Lippi e il suo palmares “facilitato” e moralmente sub-judice (tutti gli scudetti vinti alla Juve sono arrivati nell'era-Moggi e nell'era-Agricola: ci siamo capiti), vale per lui lo stesso discorso fatto per Capello. In Europa i flop hanno immancabilmente scandito i suoi anni juventini – e interisti: chi ha dimenticato l'eliminazione estiva in Champions per mano degli svedesi dell'Helsingborg, alzi la mano -, e addirittura l'ex c.t. azzurro è riuscito nella memorabile impresa di perdere 3 finali di Champions su 4 battuto prima dal Borussia Dortmund (1997, 3-1), poi dal peggior Real Madrid della storia (1998, 1-0) e infine dal Milan (2003, 3-2 ai rigori) alla guida di una Juve che ogni volta godeva dei chiari favori del pronostico. Unico successo conseguito: quello con l'Ajax, 4-2 ai rigori, nella finale giocata a Roma, in Italia, in casa, con tutto il pubblico a proprio favore.

Insomma, a ben guardare il solo trionfo senza ombre di Marcello Lippi è il mondiale vinto in Germania nel 2006: vittoria ottenuta con merito - e un pizzico di fortuna - contro avversari non proprio trascendentali (li ricordiamo: Ghana, Usa, Repubblica Ceca, Australia e Ucraina, prima della semifinale con la Germania), ai calci di rigore dopo una finale sostanzialmente dominata dalla Francia, cui Lippi è stato bravo ad opporre una difesa insuperabile con Buffon, Cannavaro e Materazzi al top del loro rendimento. Poi, come spesso gli è successo, Lippi ha commesso l'errore di pensare di essere bravo. È risalito sul carro azzurro, ha detto che l'avrebbe portato lontano e come il pifferaio di Hamelin ha portato tutti in fondo al fiume. E mentre tutto questo succedeva, il coro degli adoratori, in coda al carro, religiosamente ripeteva: “Grazie Marcello!”.

Paolo Ziliani
Paolo Ziliani
Postato da Paolo Ziliani, lunedì, 28 giugno 2010 alle 14:10 in Scripta manent | 3182 click | Invia ad un amico

Tag: Algeria, bluff, Capello, Champions, finali, flop, Inghilterra, Italia, Lippi, Nuova Zelanda


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