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Fabio Capello c.t. dell'Inghilterra: una delusione, finora, in SudafricaE se Capello fosse più scarso di quel che molti pensano? Il dubbio, dopo l'orrido 0-0 dell'Inghilterra contro l'Algeria, pareggio che costringe Rooney & company a vincere a tutti i costi la terza partita del gruppo C, quella contro la Slovenia, pena l'eliminazione immediata, il dubbio – dicevamo - è d'obbligo. Sia chiaro: la nazionale inglese ha tutto per uscire dall'impasse in cui si trova e magari, una volta passato il turno, volare in finale demolendo gli avversari trascinata da Rooney, Gerrard e Lampard come da vaticinio del suo c.t.. Quel che è certo è che fino ad oggi, tra le squadre considerate grandi, la nazionale allenata da Capello è stata in assoluto la peggiore, a pari merito con la Francia di Domenech; e se qualcuno ha notato differenze tra l'Inghilterra di Eriksson (eliminata dal Portogallo ai quarti nei mondiali 2006), l'Inghilterra di McLaren (fuori dall'Europeo 2008 per mano della Croazia) e l'Inghilterra di Capello (1-1 con gli Usa e 0-0 con l'Algeria nei primi due match del mondiale 2010), è pregato di fare un fischio. Noi, se un cambiamento l'abbiamo notato, l'abbiamo notato in peggio.
Ribadiamo: e se la leggenda di Capello grande stratega fosse una leggenda, sì, ma metropolitana? Un luogo comune del calcio che nessuno osa mettere in discussione per non incorrere nell'accusa di sacrilegio, di lesa maestà? Noi qualche dubbio sulle doti di Fabio Massimo grande condottiero lo nutriamo. Senza andare troppo indietro nel tempo, ricordate il Capello che per due stagioni allenò la Juventus prima di Calciopoli? Ebbene, stendendo un velo pietoso sui due scudetti vinti col metodo-Moggi – e poi cancellati -, ricordiamo benissimo quel che la Juventus combinò in Champions League. Per chi l'avesse dimenticato, nel 2004- 2005, dopo aver perso 2-1 in casa del Liverpool (quarti di finale), i bianconeri vennero eliminati dopo un match di ritorno giocato all'insegna dell'impotenza più assoluta (vedi Inghilterra-Algeria): finì 0-0 con i bianconeri incapaci di costruire un'azione degna di questo nome, con l'unico brivido di una traversa colpita di testa al 78' da Cannavaro e 4 juventini ammoniti per frustrazione (Montero, Ibrahimovic, Zambrotta, Emerson). Anno dopo, stessa storia. Capello arriva ai quarti, pesca un'altra inglese, l'Arsenal, che ad Higbury strapazza una Juventus imbarazzante (2-0, Camoranesi e Zebina espulsi), dopodiché arriva il match di ritorno e a Torino succede questo: la Juventus scende in campo col primo obiettivo di non subire gol – pena l'addio ad ogni sogno di gloria -, ma forse esagera, nel senso che gioca un match inguardabile, non riesce a costruire lo straccio di una palla-gol e alla fine, tra i fischi e gli ululati dei tifosi, colleziona l'ennesimo, deprimente 0-0 (vedi Inghilterra-Algeria, per l'appunto). Una vergogna assoluta, considerato il parco-giocatori a disposizione di Capello.
Voi direte: eppure l'anno dopo Fabio Massimo andò a Madrid e vinse la Liga. Certamente. Lo fece dopo una campagna-acquisti che definire faraonica è un eufemismo (Van Nisterlooy, Diarra, Reyes, Cannavaro ed Emerson acquistati in estate, Higuain, Gago e Marcelo ingaggiati a gennaio: il tutto in cambio di un'unica cessione, caldeggiata dallo stesso Capello, e cioè quella di Ronaldo al Milan), grazie al miglior score nei confronti diretti col Barcellona (2-0 al Bernabeu, 3-3 al Camp Nou), al termine di una stagione punteggiata da clamorose contestazioni del pubblico madrileno, con plateali “panolade” per il gioco orribile mostrato dai galacticos; mentre in Champions League, nella miglior tradizione capelliana, il Real Madrid uscì addirittura agli ottavi di finale per mano di un modesto Bayern Monaco (allenato da Hitzfeld), con Makaay e Podolski in attacco e il vecchio Kahn in porta (3-2 al Bernabeu, 1-2 a Monaco). Per dare un'idea della contentezza che si respirava a Madrid: il giorno dopo la conquista del titolo, Capello venne messo alla porta. Tante grazie, è stato bello. Anzi, bruttissimo.
E insomma, riconosciuto a Capello il merito di aver condotto l'Inghilterra in Sudafrica al termine di un girone eliminatorio condotto all'insegna di una superiorità schiacciante (gli avversari: Ucraina, Croazia, Bielorussia, Kazakistan e Andorra), a mondiale iniziato i nodi sono venuti al pettine: e alla prima difficoltà – leggi papera di Green in Inghilterra-Usa 1-1 – ecco la nazionale di Capello afflosciarsi e implodere su se stessa cadendo preda di un'impotenza e di un'insicurezza a dir poco parossistiche. Pessima reazione all'infortunio del portiere nel 2° tempo con gli Usa; agghiacciante performance nel match contro l'Algeria, che per mille motivi avrebbe dovuto essere il match del riscatto.
“Arriveremo in finale”, aveva detto Capello, mascella al vento, sbarcando in Sudafrica. Dopo due partite di difficoltà media, in Inghilterra non ci crede più nessuno. E tutti si chiedono: possibile che una squadra allenata da mister Fabio Capello giochi così male? Beh, certo che è possibile. E a dirla tutta non capiamo la sorpresa: mezza Inghilterra si entusiasmò, nel 2005, assistendo a Juventus-Liverpool 0-0 e nel 2006 assistendo a Juventus-Arsenal 0-0. Le squadre inglesi passarono il turno di Champions League facendosi beffe dei bianconeri. Che letteralmente non riuscirono a fare un tiro in porta.
E chi era l'allenatore che non riuscì mai a cavare un ragno dal buco, né contro Benitez né contro Wenger? Elementare Watson: era Fabio Capello.

Tag: Algeria, Arsenal, Benitez, Capello, Champions, Inghilterra, Liverpool, Real Madrid, Wenger
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