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Lo strano caso di Miccoli scomunicato da Moggi ed emarginato da Lippi

Se l'ostracismo azzurro a Balotelli è a dir poco scandaloso, non meno vergognoso è il trattamento che il "Sistema" ha riservato al bomber del Palermo, uno dei pochi capaci di ribellarsi - pagandone il prezzo - agli sgarri dei boss di Calciopoli

Su gentile concessione di www.nuovoindiscreto.blogspot.com

Marcello Lippi: non può vedere Balotelli, figuriamoci Miccoli!Marcello Lippi: non può vedere Balotelli, figuriamoci Miccoli!
Martedì, 2 Marzo 2010

Quando i click sugli articoli si tradurranno in soldi scriveremo quasi solo di Inter e Balotelli, che ci divertiremmo anche di più, mentre adesso vorremmo dedicare due parole due alla situazione di Fabrizio Miccoli: dai tempi della Ternana il più dotato giocatore d'attacco italiano, insieme a Francesco Totti. Escluso dalle convocazioni anti-Camerun senza un vero perchè, considerando la qualità media dei presenti e soprattutto di quelli almeno presi in considerazione, nemmeno lo strapagato orecchino del Diez gli ha portato bene. Ma la fortuna c'entra poco, visto che qualche settimana fa l'attaccante salentino aveva previsto tutto: "Prendono in considerazione attaccanti da due gol a stagione, non c'è bisogno di commenti. Non dico più quello che penso, magari lo farò fra un paio d'anni. Sto zitto, perché in passato mi hanno mandato a giocare in Portogallo". Mi hanno mandato...chi mai sarà stato?

Giova ricordare che Miccoli è una delle vittime di successo del moggismo, uno che non ha difficoltà nel mettere insieme il pranzo con la cena, mentre non fanno notizia i mille ragazzi scomparsi nei meandri delle minors e dei presidenti cialtroni a causa del procuratore sbagliato. La Juve della Triade lo prese proprio dalla Ternana, per girarlo al Perugia e riprenderselo per quello che sarebbe stato l'ultimo campionato sulla panchina bianconera di Marcello Lippi. Ma proprio durante la stagione a Perugia, con Miccoli che sognava di andare in bianconero in pianta stabile, accaddero fatti strani. Raccontati dal giocatore stesso non al bar ma in un tribunale al processo Gea, precisazione dedicata a chi invita a 'fare i nomi'. Se poi i processi televisivi si fanno su rigori e dichiarazioni post-partita, è inutile chiedere ai pochi Miccoli di fare i nomi...

Per farla breve, Miccoli aveva come procuratore Francesco Caliandro e un brutto giorno ricevette una telefonata di Antonio Conte (all'epoca ancora giocatore della Juve di Lippi) che giocando un po' sulla comune leccesità gli buttò lì qualche frasetta del tipo: "Passa la procura ad Alessandro Moggi, così l'anno prossimo tornerai alla Juve per rimanerci". Miccoli rifiutò, ma l'anno dopo anche con Caliandro alla Juve ci tornò lo stesso. Solo che ormai era stato 'battezzato', con Moggi padre (quello a cui avrebbero rubato l'anima) che ogni giorno se ne inventava una per innervosirlo. Tanti simpatici episodi, alcuni conosciuti per interposto testimone (il più raccontabile è quello dell'orecchino fatto togliere a forza), e un fatto concreto: quando Miccoli rifiutò il trasferimento al Portsmouth, Moggi gli disse che lui gli avrebbe fatto smettere di giocare a calcio in Italia. I fatti dicono che dopo la buona stagione alla Fiorentina quasi due anni di quarantena al Benfica li ha fatti, meditando addirittura il ritiro, per poi essere rivitalizzato da Zamparini: uno dei pochi che i soldi li ha davvero e che quindi può sputare in faccia agli uomini di calcio (al di là del fatto che nell'estate 2007 Moggi sembrasse morto).

E la nazionale? Dieci presenze, tutte nel periodo terminale della gestione Trapattoni, con il re del mercato che gli aveva spiegato (forse in questo caso millantando) che 'In azzurro ti ci ho mandato io'. Ecco perchè Lippi è sia un grande allenatore che un personaggio discutibile, le due facce non sono in contraddizione. Ecco perchè Miccoli quando è a casa sua non guarda partite di calcio ma solo incontri di wrestling.

stefano@indiscreto.it

STEFANO OLIVARI

(da "La Repubblica" del 4 aprile 2008, segue il resoconto della deposizione di Miccoli resa al tribunale di Roma)

«Da quest' anno, grazie a Dio, da quando cioè il Palermo è proprietario del mio cartellino, non ho più problemi con Luciano Moggi. Non ho mai saputo le ragioni di questa conflittualità con lui iniziata sin da subito, già ai tempi del ritiro con la Juventus». A sfogarsi così, nell' aula della decima sezione del tribunale di Roma, è Fabrizio Miccoli, attaccante rosanero, sentito come teste del pubblico ministero nel processo romano sulla Gea contro l' ex dg della Juventus, il figlio Alessandro e altre quattro persone (Davide Lippi, Franco Zavaglia, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo) imputati di associazione per delinquere finalizzata all' illecita concorrenza con minaccia e violenza. Da sempre assistito, come procuratore, da Francesco Caliandro, Miccoli ha ricordato di quando, in prestito al Perugia benché di proprietà del club bianconero, ricevette una telefonata da Antonio Conte, attuale tecnico del Bari, proprio alla vigilia del suo ritorno nella squadra juventina. «Conoscevo Conte - ha raccontato ai giudici in udienza Miccoli - perché era un compagno di squadra nella Juventus ed era originario di Lecce come me. Poiché, secondo gli accordi con la dirigenza della Juve era noto che finito il prestito a Perugia sarei ritornato a Torino, mi telefonò apposta per suggerirmi di prendere come agente Alessandro Moggi». Conte, secondo la deposizione dell' attaccante rosanero, si rivolse a Miccoli invogliandolo a cambiare procuratore: «Magari ti può aiutare per il futuro», la parole di Conte. Ma Miccoli decise di non cambiare. «Gli risposi che io non avrei cambiato procuratore, che ero soddisfatto di quello che avevo». L' anno alla Juventus è stato ricordato da Miccoli, memore di una intervista giornalistica resa all' epoca, come «una tragedia. Non mi trovai per niente bene - il commento dell' attaccante rosanero nel corso della deposizione - Non avevo nulla con i compagni, che in parte continuo a sentire. La verità è che ho avuto problemi con Luciano Moggi. Ad esempio, non mi faceva parlare quando avevo da dire qualcosa o mi fece togliere gli orecchini, pena una multa, quando tale divieto non valeva per gli altri giocatori. Un giorno la Juve fu ricevuta dal sindaco per festeggiare lo scudetto dell' anno prima, e io fui lasciato solo in pullman». Miccoli ha poi ricordato come la Juventus abbia cercato di cederlo in Inghilterra. «Un giorno Moggi mi convocò in sede dicendomi che sarei stato ceduto al Portsmouth, in Inghilterra - ha raccontato l' attaccante del Palermo - Rifiutai per motivi familiari e lui mi minacciò: "Se non vai dove ti dico io smetti di giocare, in Italia non ti vuole nessuno. In Nazionale ci sei andato perché ti ci ho mandato io"». Un rapporto incrinato che portò Miccoli a iniziare un giro per l' Italia prima di andare in Portogallo al Benfica. Per queste ragioni, Miccoli fece un anno alla Fiorentina. Una esperienza che l' attaccante rosanero ha archiviato in maniera positiva. «Mi trovai benissimo e ci sarei rimasto volentieri». Invece, dopo Firenze, Miccoli venne dirottato per due anni al Benfica. «Io non so spiegare le ragioni di questo comportamento di Luciano Moggi - ha detto l' attaccante rosanero ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma - Non so se questo atteggiamento dipese dal fatto che rifiutai di affidare la procura a suo figlio. Tra l' altro, nell' anno alla Juve, avrò visto Alessandro Moggi agli allenamenti solo qualche volta senza però mai parlare della questione legata al contratto e alla sua procura».

La Repubblica
Postato da Paolo Ziliani, martedì, 2 marzo 2010 alle 15:44 in Da non perdere | 3142 click | Invia ad un amico

Tag: Calciopoli, Gea, Lippi, Miccoli, Moggi, nazionale, Quagliarella, Zamparini


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