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Gigi Buffon: se vuole il bene della Juve, prenda atto che non è a parole che si va in ChampionsRicordate quando Buffon, dopo Juventus-Sampdoria 5-1 (28 ottobre), parlò di “esplosione nucleare” per rendere l'idea di una Juve che di colpo si rivelava ai suoi occhi fortissima, quasi imbattibile? Sono passati 3 mesi e abbiamo visto quanto Gigi si sbagliasse e che cantonata avesse preso: quelli di Juve-Samp erano solo fuochi d'artificio e l'esplosione nucleare sarebbe arrivata di lì a poco, distruttiva e devastante come nessuno avrebbe immaginato, tale da trasformare Vinovo in una piccola Hiroshima e la Juve in un mucchio di macerie. Sportivamente parlando, s'intende. Gigi Buffon è stato, e probabilmente è ancora, il più forte portiere in attività (c'è chi dice, a ragione, il più forte portiere del mondo). Ma l'essere un fuoriclasse assoluto non implica, necessariamente, essere uomo saggio e intuitivo, ferma restando la buona fede dei propositi e dei convincimenti. Fu Gigi Buffon a farsi garante presso i tifosi - nell'estate del 2007, dopo il ritorno in serie A – dell'assoluta bontà dei programmi stilati dal nuovo management: “Ho parlato con la nuova dirigenza – disse Buffon – e la nuova dirigenza mi ha convinto della bontà del progetto: rivedremo presto la Juve vincente”. Dove si dimostra che si può essere grande giocatore senza essere, anche, grande intenditore di pallone: a Buffon, il piano di rafforzamento che prevedeva l'arrivo a Torino di Iaquinta, ma anche di Andrade e Tiago, Almiron, Grygera e Salihamidzic piaceva moltissimo. Iaquinta a parte, non c'era un solo giocatore vero: ma per lui erano tutti campioni.
È di questi giorni l'ultima uscita (davanti ai microfoni) del numero 1 juventino: “Non prendo neppure in considerazione l'ipotesi della Juve fuori dalla prossima Champions – ha detto Buffon -. Abbiamo il tempo giusto per riprenderci, finire nelle prime 3 e vincere l'Europa League”. Ebbene, detto che un'iniezione di fiducia non guasta, sarebbe il caso di andarci cauti, con l'ottimismo, perché forse il problema della Juventus è proprio quello di avere del tutto smarrito il senso di realtà. Blanc che parla di 3^ stella da appuntare sul petto, Ferrara che parla di Champions e scudetto quando la Juve fatica a battere Maccabi Haifa e Livorno, Buffon che parla di 3° posto come piazzamento minimo quando la Juve è precipitata dal 2° al 6°, sono tutti segnali (gravi) di una certa incapacità d'intendere e di volere. Atteggiamento pericolosissimo se ti porta a pensare di essere il più forte costringendoti a perdere in contropiede contro Napoli (2-3), Bari (1-3), Catania (1-2) e Roma (1-2), o ad affrontare “alla pari” avversari talmente superiori (vedi Bayern, 1-4, o Milan, 0-3) da annichilirti. Errare è umano, perseverare è diabolico. E se alla Juve insistono a pensare di essere la Juve, la stagione è destinata a finire nel peggiore dei modi.
La verità è che la squadra affidata oggi a Zaccheroni, frutto di un progetto continuamente abortito, di allenatori cambiati come fossero kleenex (Deschamps, Corradini, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni e ancora non è finita) e di campagne-acquisti a dir poco sballate, è una squadra in totale crisi d'identità, non più in grado di avvalersi della qualità – tutto sommato non disprezzabile – del suo organico. Ebbene, far finta di niente non porta da nessuna parte. Se Ferrara avesse preso atto che la squadra che stava guidando si chiamava Juve, ma era una Juve di nome ma non di fatto, sarebbe corso ai ripari e non si sarebbe fatto rimontare 3 gol dal Napoli e 2 dalla Roma, e non avrebbe perso partite che ancora gridano vendetta come quelle con Catania e Bari. Limitandoci alle 4 partite sopracitate, con 6 punti in più in classifica (3 col Napoli, 1 con Roma, Bari e Catania) oggi la Juve sarebbe quarta a 39 punti e non sesta a 33, virtualmente qualificata ai preliminari di Champions, non così traumatizzata e disperata. Invece, l'aver voluto vincere ad ogni costo perché ti chiami Juve, ma senza essere in grado di farlo, è stato stolto e autolesionista: per la smania di riuscirci, non solo la Juve ha finito col non vincere, ma alla fine – regolarmente – ha perso.
Buffon dice che non vuole nemmeno prendere in considerazione l'idea di non qualificarsi alla Champions League: ma non è gridando “Vincere! E vinceremo!” che si conquistano i 3 punti. La Juve oggi deve innanzitutto imparare a non perdere: perché 9 sconfitte nelle ultime 13 partite dicono esattamente questo, che la Juve per tutti è diventata una specie di squadra-materasso. Persino al Chievo è sufficiente segnare un gol e poi aspettare che cali il sipario, per battere i bianconeri tra gli sbadigli. E insomma: a Buffon va chiesto di non commettere l'errore del suo presidente Blanc, quello che parlava della 3^ stella, e del suo (ex) allenatore Ferrara, quello che parlava di finali col Bayern e di sfide-scudetto con l'Inter. Buffon prenda atto che la Juventus dopo 22 giornate è 6^ in classifica (il Palermo, in vantaggio negli scontri diretti, è a tutti gli effetti 5°) e che per piazzarsi al 4° posto, valido per i preliminari-Champions, deve recuperare non 4, ma 5 punti al Napoli (anch'esso in vantaggio sulla Juve, in caso di parità di punti, per via degli scontri diretti). Un ottimo segnale, in questo senso, sarebbe quello di cominciare a non perdere altre posizioni in classifica: sarà bene ricordare infatti che alle spalle della Juve, ferma in corsia di emergenza, si accalcano e premono e strombazzano la Sampdoria (a -1), il Cagliari, il Bari e il Genoa (-2) e la Fiorentina (-3, ma con una partita da recuperare). E detto che il Napoli, 4°, sarà un rivale assai difficile da rimontare e scalzare, va ricordato che il calendario che attende la Juve è difficile: tanto per dirne una, Zaccheroni dovrà affrontare in trasferta Inter (1^), Milan (2°) e Napoli (4°), e ancora Sampdoria (7^) e Fiorentina (11^), cinque partite in cui la sgangherata Juve di Ferrara avrebbe potuto raccogliere a dir tanto un paio di punti. Vedremo se Zaccheroni riuscirà a fare il miracolo.
P.S. Un'altra frase di Buffon che rischia di andare ad arricchire la collezione delle “Ultime parole famose” è: “Dobbiamo provare a vincere l'Europa League”. Che un club come la Juventus ci provi, è naturale: visto l'andazzo, però, sarebbe il caso di pensarlo senza dirlo. Perché il ricordo delle drammatiche partite contro Bordeaux e Bayern (e ci mettiamo anche quelle col Maccabi Haifa, battuto 1-0 grazie ai miracoli del portiere) è ancora troppo fresco, e avvilente, per pensare che la Juve possa non diciamo vincere l'Europa League, ma passare il primo turno eliminando l'Ajax. Per la cronaca, l'Ajax è 3° in classifica nel campionato olandese e ha appena battuto il Roda 4-0 con 4 gol di Suarez. Non è la squadra forte e organizzata degli anni belli, ma è una squadra. Battagliera e piena di giovani che corrono. Quello che la Juve oggi non è.

Tag: Blanc, Buffon, Champions League, Deschamps, Ferrara, Juventus, Ranieri, Zaccheroni
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