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Rafa Benitez: una Champions vinta e una persa in finale con il MilanLa domanda è: ci si poteva comportare più a capocchia di Blanc e Bettega che il 28 gennaio dell'anno di grazia (si fa per dire) 2010 hanno finalmente deciso: via Ferrara, dentro Zaccheroni? Ci si poteva comportare in modo più avventato e schizofrenico? Nel caos della bufera-Juve, distratti dal tormentone strappalacrime di Ciro Ferrara, non si è prestata – forse – sufficiente attenzione ai dettagli. Che sono tanti e tutti disarmanti. Vediamoli uno ad uno. DETTAGLIO 1. Con la Juve che ormai da tempo andava non male, ma malissimo (l'eliminazione dalla Champions per mano del Bayern l'aveva sbriciolata), una buona idea sarebbe stata quella di procedere al cambio d'allenatore a fine 2009: diciamo dopo Juventus-Catania 1-2 di domenica 20 dicembre. Il nuovo allenatore avrebbe avuto l'opportunità di lavorare sul gruppo due settimane prima della ripresa (fissata per l'Epifania) e soprattutto avrebbe potuto tracciare le linee guida del mercato di riparazione in base alle esigenze tecnico-tattiche rilevate. Invece no. Ferrara è stato allontanato il 28 gennaio, con un mese di ritardo sull'emergenza vera, e quel che è più grave a mercato praticamente chiuso. Possibilità d'intervento per il nuovo allenatore: zero virgola zero.
DETTAGLIO 2. Perché questa scelta insensata, miope e sconclusionata? A meno che a Blanc e Bettega non sia caduta una tegola in testa entrando in sede, tutto ciò è successo perché il Grande Suggeritore, Marcello Lippi, ha continuato indisturbato a dettare al club le linee guida della rotta bianconera: e cioè fiducia ad oltranza a Ferrara (cioè a se stesso), che è bravo e si riprenderà, e perché no?, anche qualche consiglio per gli acquisti dopo quelli apprezzatissimi per Ferrara, Cannavaro e Grosso. Ecco così spiegato l'ingaggio di Candreva, ultimo pupillo del c.t. in chiave azzurra, per la cui comproprietà Blanc si è impegnato a pagare 7 milioni all'Udinese a giugno, più i 600 mila euro sganciati a Spinelli per la gentilezza di far partire il ragazzo (che peraltro a Livorno se ne stava in panca da un mese). In pratica: una campagna di rafforzamento (sic) portata avanti dal burattinaio di Ferrara per un Ferrara che con ogni evidenza, perdendo una partita sì e l'altra pure, appariva in inevitabile scadenza di mandato. Mica male, come strategia.
DETTAGLIO 3. La scelta del nuovo allenatore. Che alla fine si è risolta con il sì detto dal più “disperato”, sportivamente parlando, rimasto su piazza: e cioè Alberto Zaccheroni. Più disperato di Vialli, che con i suoi 1,5 milioni di vitalizio-Sky non poteva certo accontentarsi delle briciole; più disperato di Claudio Gentile, che non aveva battuto ciglio di fronte alla proposta economica di Blanc (250 mila euro fino a giugno), ma aveva puntato i piedi per strappare, poi, un ingaggio da dirigente. Detto che Hiddink, timidamente contattato, si era limitato a farsi quattro risate, e che né Zoff né Trapattoni hanno trovato un solo motivo valido per venire a vestire i panni del traghettatore su una barca che faceva acqua da tutte le parti, col cerino in mano alla fine è rimasto Zac. Che allenerà 4 mesi la Juve e se avrà la fortuna – e la bravura – di portarla alla qualificazione-Champions (anche attraverso i preliminari: leggi 4° posto) avrà ottenuto il massimo anche per sé: cioè, ricordare a tutti che esiste e che non è il triste e spernacchiato allenatore della sua ultima disavventura sulla panchina del Torino.
DETTAGLIO 4. Ora tutti parlano della nuova, elettrizzante parola d'ordine che rimbalza e rimbomba nelle stanze di Corso Galileo Ferraris: “Benitez a giugno a tutti i costi”. Molto bene, ottima scelta. Ma nel frattempo sarebbe il caso di chiarire un ultimo dubbio: che ne è - e che ne sarà - di Lippi? Perché delle due l'una: o i dirigenti si sono resi conto che un Suggeritore più disastroso del c.t. non esiste, in circolazione, se è vero che dopo il pranzo della focaccia di Recco la Juve, seguendo le indicazioni di Marcello, è precipitata in una crisi che a memoria d'uomo nessuno ricorda così nera e senza fondo, e allora Blanc avrà senz'altro già provveduto a dire al c.t. “grazie lo stesso, sarà per un'altra volta”; oppure alla Juve la poltrona di presidente per Lippi è sempre in caldo, e i dirigenti non vedono l'ora che il c.t. arrivi a dispensare i suoi tocchi dello chef, uno più prelibato dell'altro dopo la mousse-Ferrara, l'involtino-Cannavaro, il purè-Grosso e il consommè-Candreva, e allora sarebbe il caso che qualcuno facesse assaggiare prima la sbobba a Rafa Benitez. Che non ha problemi a dirsi onorato per l'interessamento della Juventus: ma che non gradirebbe arrivare a Torino per pasteggiare con i soffritti sempre-pronti di cuoco Lippi. I famosi soffritti “Quattro salti dalla padella alla brace”.

Tag: Benitez, Bettega, Blanc, Candreva, Claudio Gentile, Ferrara, Juventus, Lippi, Zaccheroni
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