Articoli: 602
Post utenti:
1530
Utenti on-line: 6
Marcello Lippi: dice che non va all'Inter perchè non ci sono giocatori che lo interessinoLippi ha annunciato che il tour pastorale che sta compiendo in veste di sommo pontefice nei ritiri dei più importanti club italiani – una sorta di maxi-ricognizione pre-mondiale -, e che ha già toccato Milanello (Milan) e Vinovo (Juventus), non comprenderà la tappa di Appiano Gentile (Inter). Motivo: lo scarso numero di giocatori italiani che il club di Massimo Moratti offre, da sempre, alla causa azzurra. Una spiegazione, quella di Lippi, all'apparenza scontata, ma in realtà assai discutibile. Perché sul fatto che l'Inter sia la squadra più internazionale – di nome e di fatto – del panorama italiano, non ci piove: ma è altrettanto vero che i due giovani in assoluto più promettenti, Balotelli e Santon, vestono i colori dell'Inter. E anche se il momento che i due ragazzi vivono alla corte di Mourinho è a dir poco burrascoso – con Mario che ormai recita solo la parte di Giamburrasca e Santon che sembra aver perso la stima del tecnico, divenendo una specie di “caso-Balotelli 2” -, ci chiediamo se non fosse stato più utile, per Lippi, parlare con Mourinho dei problemi di Balotelli e Santon piuttosto che con Ferrara di quelli di Grosso e Cannavaro (sic).
In realtà, Lippi che non sale alla Pinetina, oltre a denotare lo scarso tatto che contraddistingue i comportamenti sempre un po' sprezzanti dell'uomo, dimostra una cosa: e cioè che il c.t. ha già deciso che Santon e Balotelli il Sudafrica lo vedranno in cartolina, che le loro chances di entrare nella lista dei 23 sono ridotte a zero e soprattutto che della cosa non potrebbe fregargliene meno. Decisione legittima, considerato che il c.t. è lui; anche se i modi, e la filosofia che li informa, lasciano alquanto a desiderare. Lippi dev'essersi detto: che me ne faccio di due teste calde che lo stesso Mourinho, nella quotidianità del lavoro, fatica a gestire? Ho già operato una scelta precisa sul conto di Cassano: perché mai dovrei complicarmi la vita per Balotelli e Santon?
Tutto okay. Anche se Lippi, a scanso di equivoci, dovrebbe chiarire una volta per tutte i criteri che lo stanno guidando alla compilazione del listone azzurro. Perché se spaccia la Juventus come la massima fornitrice di forza-lavoro azzurra, e poi si scopre che Buffon e Chiellini a parte, il “materiale interessante” risponde ai nomi di Cannavaro, Grosso e Legrottaglie, qualche perplessità comincia a nascere; e lo stesso dicasi per due dei nomi rossoneri, Zambrotta e Gattuso. Fuori dai denti: vi sembra normale che 5 fra i peggiori giocatori della stagione, e cioè Cannavaro, Grosso, Legrottaglie, Zambrotta e Gattuso, che per motivi d'età o di scarsa salute sono stati vere e proprie palle al piede di Juventus e Milan, siano certi di far parte dei 23 azzurri – se non addirittura degli 11 titolari -, mentre due giovani talenti come Balotelli e Santon, di classe purissima e nel pieno delle loro forze, siano già stati scartati? Detto che la storia insegna come giovani imbarcati all'ultimo minuto (Cabrini e Rossi ad Argentina '78, Bergomi a Spagna '82, Schillaci a Italia '90) hanno finito col fare la fortuna dei c.t. dell'epoca (Bearzot e Vicini), la domanda è: è giusto puntare su scudieri fedelissimi ma in tutta evidenza bolliti come Grosso e Cannavaro e snobbare giovani talenti emergenti, anche se di non facile gestione, come Balotelli e Santon?
Diciamo la verità: capiamo Mourinho, un po' meno Lippi. Capiamo Mourinho perché ci è chiaro che un allenatore di club ha l'obbligo di essere anche, giorno dopo giorno, maestro di vita: e se due giovani bravi e talentuosi come Santon e Balotelli hanno la pericolosa tendenza a montarsi la testa, è giusto che il loro allenatore cerchi di riportarli con i piedi a terra, possibilmente senza cadere negli eccessi nei quali Josè a volte cade, specie quando si scontra con Balotelli. Ma tutti sappiamo che l'allenatore della nazionale è essenzialmente un selezionatore: e il suo compito dovrebbe essere quello di chiamare i 23 giocatori più bravi, e più in forma, e gestirli per un mese, una volta ogni due anni, quando si gioca un mondiale o un europeo. E insomma, delle due l'una: o l'idea di gestire Balotelli e Santon (e prim'ancora Cassano) è così terrorizzante, per Lippi, che sulla panchina azzurra è il caso di mettere Don Mazzi; oppure passa il principio che il primo criterio dev'essere “largo ai più bravi”, e allora sarebbe il caso che Lippi spiegasse perché dice no a Cassano, no a Balotelli, no a Santon. E magari, visto che c'è, perché dice no anche ad Ambrosini. Che per serietà e affidabilità è l'antitesi dei Cassano e dei Balotelli, è il centrocampista italiano più forte e più in forma dopo De Rossi, eppure per Lippi continua ad essere un alieno: forse crede che giochi nella nazionale di Marte.
Il sospetto, sempre più fondato, è che Lippi sia troppo impegnato a pensare al nuovo corso della Juventus - di cui è l'ispiratore, in attesa dell'investitura a presidente alla Boniperti – per occuparsi come dovrebbe delle cose azzurre. Il tocco dello chef, dopo i consigli per gli acquisti di Cannavaro e Grosso, è stato Candreva: caldamente suggerito a Bettega e Blanc dopo il lancio, piuttosto convinto, che il c.t. ha fatto del giovane romano in maglia azzurra. Ora, mettendo da parte ogni considerazione di natura deontologica – Federazione, Lippi e Juventus ci fanno la birra, con la deontologia – e provando a parlare solo di calcio, la domanda che i tifosi della Juve si pongono, in questi tormentati giorni, è: perché Candreva? L'ex livornese, ottimo giocatore, è il classico trequartista: il tipo di giocatore alla Diego, per capirci. Ebbene: a parte il fatto che Ferrara ancora non sa, dopo 6 mesi di lavoro, se la Juve è in grado di reggere il modulo a rombo per cui Diego venne acquistato (due punte più il brasiliano alle spalle), che viene a fare, alla Juve, Candreva? La riserva di Diego? Considerato il costo dell'operazione (500 mila euro il prestito, 7 milioni il riscatto della metà, 17-18 milioni l'eventuale riscatto definitivo), la cosa ci sembra eccessiva. Pare che sabato, contro la Roma, il ragazzo verrà schierato vertice di sinistra del rombo, al posto di Marchisio, a sua volta dirottato a fare il regista “basso” in sostituzione di Melo, squalificato. Okay, ma una volta tornato disponibile Melo (cioè dopodomani)? Considerando l'inamovibilità di Marchisio, tutto lascia pensare che il trust di cervelli juventino – e cioè Blanc, Secco, Lippi e Ferrara – pensi a Candreva come regista e vertice basso del rombo (al posto di Melo, per l'appunto), rombo completato da Sissoko, Marchisio e Diego. Che sarebbe una forzatura, viste le caratteristiche del 23enne trequartista, ma sarebbe comunque un passo in avanti: se è vero che due anni fa la Juve, già alle prese con l'affannosa ricerca di un regista, inseguì Xabi Alonso per prendere Poulsen (!), mentre l'estate scorsa corteggiò D'Agostino per poi impalmare Melo (!). In pratica: se questo è il disegno, significa che la Juve considera persa la scommessa fatta su Melo, e cioè su un investimento da 25 milioni di euro. Il tutto dopo i soldi spesi, e buttati, per Poulsen, Almiron e Tiago. Complimenti vivissimi.
È questa la Juventus che il management juventino ha in mente? Una Juve a due punte (oggi sarebbero Amauri e Del Piero) e un rombo con Diego vertice alto e Candreva vertice basso? In attesa di vedere le mosse dell'allenatore, il progetto sembra questo, condiviso da tutti, e a questo punto non resta che fare un in bocca al lupo a tutti. In particolar modo a Ferrara, che proverà a fare il Leonardo in una Juventus che, purtroppo, non sa cosa sia l'allegria brasiliana.

Tag: Balotelli, Candreva, Cannavaro, Cassano, Diego, Ferrara, Grosso, Lippi, Melo, Santon
Alla domanda: "E' vero che tornerà a parlare solo dopo il 22 maggio?", Mourinho ha risposto: "Sì. E mi raccomando: solo domande in spagnolo".
Dopo la conferma che Milito sarebbe in ballottaggio con Palermo per andare in Sudafrica, clamoroso alla Federazione argentina: Maradona positivo all'etilometro.
Alla domanda: "A quattro anni da Calciopoli, che ne farà degli arbitri affiliati alla Cupola?", Moggi ha risposto: "Aprirò un outlet".
A Milano impazzano i caroselli dei tifosi del Milan ancora increduli per la fantastica notizia: Mancini torna all'Inter per fine prestito.
Sospettosissimo a dispetto dello scudetto vinto, Mourinho ha preso da parte Oriali e Branca e ha chiesto: "E se il premio a vincere l'avessero girato al Bayern?".
Incredibile all'Inter! Accortosi che il magazziniere aveva dimenticato il Veuve-Clicquot, Mourinho ha detto: "Tranquilli. E portatemi l'acqua che la trasformo in champagne!".
Alla domanda: "Cosa ne pensa degli striscioni di contestazione visti a San Siro contro di lei?", Berlusconi minimizza: "Li ha messi la Guzzanti".
Deluso per il mancato scudetto, Totti confessa: "Speravo che l'Inter incappasse in un 5 maggio moltiplicato per 3: in pratica, 5 x 3 = 16 maggio".
© 2006-2010 APROweb di Daniele Rutigliano - Tutti i diritti riservati.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Luogo di pubblicazione: Milano Direttore responsabile: Paolo Ziliani
Hosting: Seeweb Srl - C.so Lazio 9/a - 03100 - Frosinone - Italy