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La Juve e la parabola del Re Sciocco, dell'antico condottiero e del suo fedele scudiero

Era scritto: a decidere il destino di Blanc, Lippi e Ferrara (e del loro cervellotico progetto) sarà Claudio Ranieri: l'uomo che venne cacciato come incapace e che adesso, alla guida della Roma, potrebbe dare il colpo di grazia ai suoi ex persecutori

Ranieri dà la mano a Blanc: credeva di potersi fidare.Ranieri dà la mano a Blanc: credeva di potersi fidare.
Martedì, 19 Gennaio 2010

Blanc il Re Sciocco. Ranieri e Lippi il vecchio e l'antico condottiero. Ferrara lo scudiero. E Roma che dichiara guerra all'Impero Bianconero. Nella disfida di Torino. Se ci pensate bene, sembra una parabola. Una di quelle che si leggono nell'Antico Testamento, a metà rivelazioni e a metà insegnamenti. Allegorie che dicono verità meglio delle verità stesse. Come quella che il profeta Natan racconta al Re Davide; che aveva sedotto Betsabea, aveva tentato di imputarne la gravidanza al marito Uria e non essendoci riuscito, l'aveva fatto assassinare. Così il Signore manda il profeta Natan a Davide e Natan gli racconta di due uomini della stessa città, uno ricco e uno povero. Il primo possedeva bestiame “minuto e grosso” in gran numero, il secondo solo una pecorella piccina che gli era cresciuta in casa insieme con i figli, una pecorella che era per lui come una figlia. Un giorno, “un ospite di passaggio arrivò dall'uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore, portò via la pecora di quell'uomo povero e ne preparò una vivanda per l'ospite venuto da lui”. Ascoltato il racconto, l'ira di Davide si scatena contro quell'uomo: “Chi ha fatto questo merita la morte – dice -. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà”. È a questo punto, dopo che il Re ha emesso il suo giudizio, che il profeta Natan può pronunciare il suo: “Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene (...) io sto per suscitare contro di te la sventura della tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”.

La Juve di Blanc e Ranieri. La Juve di Blanc e Lippi. E anche di Ferrara. Sembra una parabola, una parabola evangelica. Quella del Re Sciocco che un giorno, un po' per noia e un po' per ignavia, si stufa del condottiero che egli stesso ha messo alla guida del proprio esercito e incurante delle chiacchiere comincia a mostrarsi in pubblico, seduto allo stesso tavolo a dividere pane e focaccia (di Recco) con un nuovo – anzi, antico – condottiero: Marcello. Questo antico condottiero ha un luogotenente di cui va molto fiero, di nome Ciro, di cui non si stanca di cantare le lodi; e un giorno il Re Sciocco, travolto da indicibile passione, decide che il proprio esercito – che pure in battaglia si è sempre comportato con onore – d'ora in avanti sarà affidato alla guida dell'antico e glorioso condottiero Marcello: che non potendo accettare subito l'investitura, perché impegnato in altra campagna, invierà in avanscoperta, in qualità di proconsole, il suo fedele scudiero Ciro. In quanto al condottiero in carica, Ranieri Claudio, con somma ignominia il re lo ripudia e lo mette alla porta; dopodiché, ne viene dato annuncio al popolo e per sette giorni e sette notti i festeggiamenti impazzano. Si canta e si balla.

Ma i mesi passano e l'esercito bianconero, che tante battaglie aveva combattuto, e molte vinto, perde d'incanto la sua proverbiale spavalderia: cade in agguati ridicoli, sbaglia i tempi dell'attacco, sguarnisce le difese. Sembra mal guidato e persino i suoi soldati più valorosi e fidati paiono aver perso l'antica baldanza. A dispetto delle rassicurazioni dell'antico condottiero Marcello, che sul valore e la saggezza del delfino mette mano sul fuoco, e figuriamoci sulle tattiche di guerra, che Ciro ha appreso alla sua scuola, il Re Sciocco vede l'esercito passare da una disfatta all'altra, spesso addirittura senza l'onore delle armi. Ben presto il popolo, lo stesso popolo che aveva brindato e cantato all'annuncio dell'investitura di Ciro delfino di Marcello, si ribella e protesta e strepita: il vecchio e glorioso esercito bianconero si è trasformato in un manipolo di imbelli e di straccioni ed è difficile, vedendo tanto scempio, credere ai propri occhi. La gente vorrebbe rivedere i duelli sfavillanti di un tempo e non si dà pace: chiede a gran voce la testa del colpevole di tanta rovina e inizia il dalli al Re, il dalli all'antico condottiero, il dalli al delfino. Volete il Re Sciocco, Marcello o Ciro?, si sente chiedere il popolo.

Ma la risposta non arriva perché, mentre la bolgia infuria, giunge voce che un esercito proveniente da Roma abbia già passato il confine e stia muovendo alla volta di Torino, per sfidare il Re Sciocco, l'antico condottiero Marcello e il delfino Ciro in un'ultima, terribile, snervante battaglia. La folla ammutolisce perché a capo dell'esercito nemico - così almeno si sussurra - sembra esserci lui: Ranieri Claudio, il vecchio condottiero ripudiato dal Re Sciocco che dopo un triste e fulmineo esilio ha riparato a Roma dove ben presto ha assunto il comando di un manipolo di soldati male armati e poco nutriti, infondendo in loro tempra, rabbia e coraggio e trasformando il drappello in un plotone di eroi forti, sfrontati e temerari. Nessuno lo dice ma tutti lo capiscono: il vecchio condottiero arriva per vendicare l'affronto che il Re Sciocco, Marcello e Ciro gli hanno inferto, esponendolo con disprezzo e arroganza al pubblico ludibrio, tempo fa. Lui si fece da parte, sparì, tacque. Ma non dimenticò, e promise a se stesso che un giorno sarebbe tornato: e avrebbe mostrato al Re Sciocco, all'antico condottiero e al suo delfino che la sfrontatezza e la prepotenza non pagano. Anzi, alla fine si pagano.

Mancano pochi giorni alla disfida di Torino e il Re Sciocco, Marcello e Ciro hanno paura. Perché il popolo ormai ha capito: il fato ha voluto che a decidere del loro destino arrivasse proprio lui, il vecchio condottiero Ranieri Claudio. Blanc, Lippi, Ferrara. Dicono che il primo incolpi il secondo, il secondo scarichi il terzo e il terzo compatisca il primo, e anche che nessuno sopporti più l'altro. Questo nel segreto delle quattro mura. All'esterno, in pubblico, il Re Sciocco, l'antico condottiero e il suo fedele delfino fingono ancora di fare quadrato. Anche se ormai anch'essi hanno capito: hanno capito che la loro guerra è persa. E lo sarà anche se il vecchio condottiero ripudiato, nella disfida di Torino, proverà compassione. E non infierirà. Nelle parole, sicuramente. E nei fatti, forse.

Paolo Ziliani
Paolo Ziliani
Postato da Paolo Ziliani, martedì, 19 gennaio 2010 alle 23:05 in Scripta manent | 1452 click | Invia ad un amico

Tag: Blanc, Ferrara, Juventus, Lippi, parabola, Ranieri, Roma


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