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Diego: nella Juve di Ferrara sembra una pippa.Adesso che la Juventus ha perso contro il Catania ultimo in classifica, 1-2 in casa dopo l'1-3 di Bari e l'1-4 col Bayern; adesso che anche Mihajlovic, al cospetto di Ferrara, è apparso una via di mezzo tra Happel, Helenio Herrera e Lobanovski; adesso che il 2009 va in archivio con la Juve fuori dalla Champions League e fuori dalla lotta scudetto (già assegnato all'Inter), sarà il caso di chiedere a Jean Claude Blanc – l'ultrapotente dirigente juventino che racchiude in sé le cariche di direttore generale, amministratore delegato e presidente – qualche chiarimento sul famoso “progetto” di cui si riempie la bocca dall'estate del 2006 e che nessuno, ma proprio nessuno, ha capito cosa sia. O per meglio dire: di qualunque progetto si sia trattato, l'impressione è che sia diventato un aborto. Una cosa venuta male, raccapricciante agli occhi di tutti ma non a quelli del dirigente Uno e Trino. Che anzi, mescolando non chalance a fascino francese continua a dire che il “progetto” va avanti e che le persone che stanno lavorando alla sua attuazione sono bravissime e godono della più totale fiducia della società. E della proprietà.
Sarà. Ma a Blanc vorremmo dire, molto sommessamente, un paio di cose. La prima è che il progetto di ricostruzione di un club calcistico non decolla – e per l'appunto abortisce - se si cambiano 4 allenatori in 3 anni e mezzo. Dalla B ad oggi sulla panchina bianconera si sono succeduti Deschamps, Corradini, Ranieri e Ferrara. E il fatto che sia stato Deschamps, sul finire del primo anno, a dare le dimissioni per divergenze di vedute con la dirigenza, come spesso ricorda le president, non sposta di una virgola i termini della questione. La verità è che alla Juve ci sono dirigenti, Blanc in testa, che non sapendo niente di calcio, sono incapaci di scegliere e di puntare con convinzione su uomini con cui impostare il rilancio del club. Se Deschamps a un certo punto dimostra di accampare pretese assurde o se Ranieri a un certo punto appare inadeguato al “progetto”, una cosa è certa: evidentemente chi comanda non è stato capace di avere sufficiente chiarezza con Deschamps sulle linee-guida della ricostruzione e sufficiente comunicazione – oltre che feeling - con Ranieri, anch'egli investito del compito di ricostruttore.
La cosa buffa è che i discorsi con Deschamps prima e con Ranieri poi sono stati interrotti a dispetto del buon andamento della squadra. Con Deschamps, la Juventus aveva vinto il campionato di B con bella autorità compiendo un passo importantissimo: il lancio di un nucleo di giovani (Marchisio su tutti) su cui costruire una metà del suo futuro. Con Ranieri, poi, la Juve era arrivata 3^ al primo anno di A (riprendendosi subito la Champions League) e 2^ l'anno successivo: a meno di essere disonesti, nessuno può dire che Ranieri, cacciato come un lebbroso a due giornate dalla fine, non avrebbe vinto fischiettando le due ultime, ridicole partite con Siena e Lazio, partite che per volere di Blanc la Juve affrontò invece con Ferrara in panchina.
Ma l'irriconoscenza verso il lavoro, davvero ammirevole, compiuto da due uomini di calcio come Deschamps e Ranieri, passa addirittura in secondo piano rispetto alla colpa successiva di cui Blanc si macchia: e cioè, ripartire per la terza volta da capo scegliendo questa volta un allenatore-non allenatore come Ferrara, sulla base di quali referenze non è dato sapere. Forse convinto da Lippi, Blanc ritenne di aver individuato un tecnico di grande capacità dando l'okay per una campagna acquisti di alto profilo, almeno a giudicare dai 50 milioni stanziati per i due brasiliani Diego e Melo. In realtà, Ferrara era un'incognita assoluta, esattamente come Leonardo al Milan: avrebbe potuto essere il miglior allenatore sulla faccia della terra, ma anche il peggiore. Sia come sia, è chiaro che Blanc si è preso tutte le responsabilità di questa scelta. Poi è cominciata la stagione e il bluff, partita dopo partita, è venuto a galla.
La Juve ha giocato 6 partite di Champions rimediando figuracce contro Bordeaux e Bayern e riuscendo a battere 1-0 – sempre giocando male – solo il Maccabi Haifa, il club israeliano che ha chiuso il girone a quota zero. In campionato, i bianconeri sono partiti bene vincendo sia in casa della Roma, sia in casa della Lazio. Poi, tolte due partite (il 2-2 di Genova e il 5-0 alla Sampdoria), è stato un susseguirsi di gare giocate sempre peggio degli avversari: magari vinte (vedi Livorno) rischiando di pareggiarle, magari pareggiate (vedi Bologna) rischiando di perderle. Ma alla lunga la corda si è spezzata e le parate di Buffon e i gol di Iaquinta – che s'infortuna ed esce di scena – hanno smesso di coprire, a mo' di foglia di fico, la totale mancanza di gioco e di organizzazione. Sono così arrivate scoppole terribili come quelle contro Palermo, Napoli, Cagliari, per non dire dei tracolli recenti contro Bari e Catania. In mezzo, solo il successo – dopo una partita di rara bruttezza – contro un'Inter che si era presentata a Torino a +8 e che aveva dato l'idea di pensare più al Rubin Kazan che al campionato. Infatti tre giorni dopo i nerazzurri hanno battuto i russi passando il turno, mentre la Juve – col Bayern a Torino– è stata demolita ed è andata a casa.
Minimo comune denominatore: il gioco orrendo con cui la Juve di Ferrara è passata da un impegno all'altro, fallendo prestazioni e risultati. Non c'è mai stato uno straccio di miglioramento, anzi, tutto è andato peggiorando, per non dire a rotoli. E la situazione si è talmente incancrenita che Diego e Melo, oggi, sembrano due impiegati del catasto impegnati in sfide scapoli-ammogliati; e stendiamo un velo pietoso su Cannavaro e Grosso, pronti per le sfide Fantozzi-Filini.
Concludendo: fermo restando che Ferrara, ormai, è andato nel pallone, ha un senso che Blanc dica “va tutto bene, continuiamo così”, quando tutto va male e ogni domenica è peggio? Se Blanc avesse un po' di senso di responsabilità – verso la proprietà e verso i tifosi – dovrebbe dire: scusate tanto, pensavo che far bene nel calcio fosse facile come nel tennis e nel ciclismo, ma non era così. Mi sono fidato di consiglieri che credevo affidabili e ho sbagliato tutto: ho sbagliato a cacciare Ranieri, ho sbagliato a ingaggiare Ferrara. E siccome di queste due scelte mi sono preso la responsabilità, ora faccio la sola cosa che mi resta da fare: tolgo il disturbo.

Tag: Blanc, Cannavaro, Catania, Deschamps, Diego, Ferrara, Juventus, Melo, Ranieri
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