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Novità alla Juve: Secco badante di Ferrara, Bettega badante di Blanc

Mentre i bianconeri tracollano a Bari contro una squadra che giocava senza la difesa titolare, l'allenatore viene delegittimato agli occhi di tutti con la mossa di affidargli un tutor in panchina - Dopo Lippi, ora si rivede Bobby-gol...

Tiago: in confronto a lui, Almiron sembrava Zidane.Tiago: in confronto a lui, Almiron sembrava Zidane.
Domenica, 13 Dicembre 2009

Due cose nuove sul fronte-Juve: non il risultato (dopo l'1-4 col Bayern, è arrivato l'1-3 col Bari) ma due fatti apparentemente di contorno come la presenza di Alessio Secco in panchina accanto a Ferrara e il riaffacciarsi del fantasma di Roberto Bettega nelle stanze e nei corridoi della sede di Corso Galileo Ferraris. Due fatti apparentemente di contorno, abbiamo detto, ma che a nostro avviso meritano un minimo di approfondimento. La presenza di Secco in panchina, più che un ritorno ai tempi in cui il team manager (ed ex addetto-stampa) aveva il compito di segnalare al quarto uomo i numeri per la lavagnetta luminosa delle sostituzioni, è parsa una sorta di commissariamento della guida tecnica: con un effetto comico abbastanza evidente, se è vero che il direttore sportivo è colui che ha contribuito a complicare maledettamente il lavoro di Ferrara con la terza campagna acquisti sbagliata negli ultimi tre anni. In pratica: se c'era un modo per delegittimare ulteriormente il povero Ciro (già nel pallone di suo) togliendogli, agli occhi dei giocatori e dei tifosi, anche quel minimo di autorità e autorevolezza che ogni allenatore dovrebbe avere, la Juventus ha scelto il modo migliore (o peggiore, dipende dai punti di vista). Al di là delle frasi di circostanza, infatti, non c'è dubbio che Blanc non si fidi più di Ferrara: e le parole dette all'indomani di Juventus-Napoli 2-3 (“abbiamo finito i jolly, adesso non si può più sbagliare”), a meno che non passi il concetto che “le president” possa dire tutto e il contrario di tutto, a seconda della luna, sono lì a dimostrarlo.

Ora: che Ferrara stia dimostrando una sostanziale inadeguatezza al ruolo, è fuori dubbio. Per dirne una, faceva tenerezza, nello spogliatoio di Bari, sentirlo dire che la Juve aveva perso in modo immeritato e che i ragazzi erano stati bravi a costruire tutte quelle palle-gol (sprecate); talmente poco lucido da dimenticare che il Bari aveva giocato la partita senza 3 dei 4 difensori titolari (Parisi e Ranocchia squalificati, Salvatore Masiello infortunato) e che aver perso 3-1 contro la banda-Ventura che si difendeva con Diamoutene, Andrea Masiello e Stellini (più Bonucci) era davvero il minimo della vita. Ripensando al rigore sbagliato da Diego e ai gol mangiati di Tiago – e affermando che la Juve avrebbe meritato miglior sorte - Ferrara non riusciva a considerare che un conto è affrontare il Bayern e correre il rischio di farsi fare 8 gol, un conto è affrontare il Bari e correre il rischio di farsi fare – lo stesso – 8 gol. Perché anche un bambino capisce che giocare contro Van Buyten e Olic non è come sfidare Diamoutene e Rivas. I primi ti possono strapazzare, i secondi li dovresti strapazzare. Ma se alla fine il Bari segna lo stesso 3 gol, uno meno del Bayern; spreca due volte il 4-1 perché Alvarez è meno spietato di Timoshuk; butta al vento 3-4 contropiede che Olic e Gomez – a differenza di Rivas e Kamata - avrebbero tranquillamente trasformato in rete e come unica differenza rispetto al Bayern, si espone al rischio di subire diversi gol per via della sua difesa rabberciatissima; se alla fine il risultato della Juventus è questo, allora la sconfitta col Bari assume contorni ancor più preoccupanti della sconfitta, pur drammatica, patita contro i tedeschi. Perché lo ripetiamo: un conto è vedersela con Lahm, Van Buyten, Olic e Robben, un altro è duellare con Diamoutene, Stellini, Rivas e Kamata.

Ma se Ferrara sta rivelando un'ingenuità dovuta in gran parte alla sua totale – e peraltro risaputa - inesperienza, ben più grave è il dilettantismo mostrato dal presidente Blanc: che dello sfascio juventino è senza dubbio il principale responsabile, non foss'altro per lo stipendio che si è auto-assegnato, quattro volte superiore a quello di Ferrara, e per le cariche che ha via via setacciato (direttore generale, amministratore delegato, presidente). Come Blanc stesso ha dichiarato nel dopo-partita di Bari, nel corso di uno stizzito botta e risposta con Massimo Mauro di Sky, è lui che ha preso la decisione, nel finale del campionato scorso, di esonerare Ranieri; ed è lui che ha preso la decisione, a bocce ferme, di affidare la panchina a Ciro Ferrara. Ebbene, delle due l'una: o a Ferrara è caduta una tegola in testa tra agosto e settembre, e allora Blanc non ha colpa dell'improvviso disorientamento patito dal tecnico; oppure Ferrara è ancora l'uomo che è stato scelto per le sue qualità – col mandato di riportare la Juve agli antichi splendori – e allora Blanc dovrebbe spiegare come ha fatto a prendere una cantonata del genere. Perché ha scelto un allenatore che allenatore non era mai stato; perché ha scelto un direttore sportivo che non azzecca una campagna-acquisti; perché la proprietà lo paga come un fuoriclasse se il risultato è quello, a dicembre, di veder aleggiare il fantasma di Roberto Bettega in società, essendo chiaro a tutti che non solo Ferrara ha bisogno di un badante, ma anche e soprattutto monsieur le president.

Ricapitolando. A tre anni e mezzo dal ciclone-Calciopoli, la nuova Juventus è una bagnarola che fa acqua da tutte le parti e il nuovo management, dopo aver sbagliato tutto quel che c'era da sbagliare, è riuscito nell'impresa di riportare nell'orbita societaria, sia pure non ancora ufficialmente, Lippi e Bettega. Se Jean Claude Blanc s'impegna ancora un po', e riesce a fare in modo che si rivedano anche Moggi e Giraudo, il cerchio sarà completo.

Come si dice in questi casi: si stava meglio quando si stava peggio.

Paolo Ziliani
Paolo Ziliani
Postato da Paolo Ziliani, domenica, 13 dicembre 2009 alle 13:14 in Scripta manent | 2579 click | Invia ad un amico

Tag: Bari, Bayern, Bettega, Blanc, Ferrara, Juventus, Secco


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