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Se Galliani continua a parlare di 3° posto, il Milan è spacciato

Appare insensato, oltre che masochistico, l'atteggiamento del massimo dirigente rossonero: invece di scusarsi con i tifosi per i danni fatti, costringe Leonardo a spingere sull'acceleratore di un carrozzone che rischia di deragliare

Adriano Galliani: parla di 3° posto, ma il Milan finora è da serie B.Adriano Galliani: parla di 3° posto, ma il Milan finora è da serie B.
Domenica, 4 Ottobre 2009

Invece di prendere in giro i tifosi, trattandoli come minus habens, i dirigenti del Milan – a cominciare da Adriano Galliani – dovrebbero recuperare un po' di serietà, e di responsabilità, e smetterla di raccontare frottole cui non credono più neanche i bambini. La situazione in cui versa il Milan, a quota 9 dopo 7 giornate di campionato (punti persi: 12 su 21) è talmente grave che continuare a far finta di niente è, lo ribadiamo, da irresponsabili. Per dirla tutta: se il campionato di serie A fosse a 16 squadre come ai tempi del Milan di Radice (e poi di Galbiati) che nell'estate dell'82 precipitò in serie B, questo Milan rischierebbe di retrocedere. Provate a togliere di mezzo le 4 squadre che chiudono la classifica, e cioè Livorno, Atalanta, Catania e Siena. Una volta ristretto il lotto dei partecipanti a 16, di club sicuramente più deboli del Milan noi ne vediamo uno, il Bologna. Dopodiché, i rossoneri per salvarsi potrebbero giocarsela con il depresso Napoli di Donadoni e forse col Chievo (che però corre che è un piacere). Improponibile, al momento, il confronto con le altre avversarie: si passa da squadre che corrono e giocano meglio del Milan (Bari, Cagliari, Palermo) a club come Lazio, Udinese e lo stesso Parma che per brillantezza e solidità appaiono di un'altra categoria. Macchine da gioco. E per carità di patria, non vogliamo nemmeno parlare, adesso, di un Genoa o di una Sampdoria o di una Fiorentina che rispetto al Milan di Leonardo sembrano – e sono - squadroni schiacciasassi.

In 7 partite di campionato, in virtù di un calendario favorevolissimo il Milan ha incontrato 5 squadre che lo seguono in graduatoria (Livorno, Atalanta, Siena, Bologna e Bari) e 2 di alta classifica (Udinese e Inter). Inutile dire che con Inter e Udinese i rossoneri hanno perso, mentre dalle altre 5 abbordabilissime partite sono arrivati solo 2 – stentatissime – vittorie, a Siena (2-1) e col Bologna in casa (1-0). Ebbene: a dispetto di questo straziante bilancio, e soprattutto a dispetto delle faticacce fatte per portare a casa pareggi sudatissimi (vedi Bari, vedi Atalanta), e delle figuracce rimediate (e culminate col tracollo di Champions con lo Zurigo, autentica squadra-materasso europea), non più tardi delle settimana scorsa Galliani saliva a Milanello e dopo aver arringato la truppa proclamava a giornali e tivù che l'imperativo del Milan era e restava uno: centrare il 3° posto in classifica che dà l'accesso diretto alla Champions League.

Ora, a parte che sarebbe il caso di domandarsi: vale la pena andare in Champions League se poi ti presenti con una squadra che si fa battere in casa dallo Zurigo del leggendario portiere John Leoni, e se ti appresti a ricevere legnate sulla testa dal Real Madrid come se piovesse? A parte tutto questo, l'altra domanda che sorge spontanea è: ma in che mondo vive, Galliani, se di fronte a uno spettacolo pietoso come quello del Milan di Leonardo continua nel suo delirio ad occhi aperti e parla di 3° posto da centrare? Ma le vede, le partite del Milan? L'ultima in ordine di tempo, quella con l'Atalanta, è stata ancor più drammatica di quanto non dica il risultato: se è vero che con gli avversari ridotti in 10 per l'espulsione di Radovanovic (minuto 35), il Milan ha acciuffato il pareggio con le unghie e coi denti solo nel finale, dopo un deprimente ti-tic e ti-toc, senza sapere cosa farsene dell'uomo in più, creando poco o niente, giocando da fermo, anzi camminando.

La verità è che parlare di Milan da terzo posto è una bestemmia: e incaponirsi a farlo significa spingere il carrozzone rossonero a tutta velocità (si fa per dire) verso il baratro. Se Galliani volesse davvero bene al Milan, farebbe autocritica, riconoscerebbe gli errori (di mancato rinnovamento) commessi e direbbe ai tifosi: “Vi chiediamo scusa, la situazione ci è sfuggita di mano e stiamo vivendo una stagione difficile. Con Ronaldinho, Huntelaar e i vecchi campioni sfiatati che stentano a reggersi in piedi, non possiamo tenere fede agli obbiettivi che il Milan, da sempre, si è posto: in campionato faremo fatica ad arrivare in zona-Uefa, perché Genoa, Udinese, Sampdoria e Fiorentina ci sono superiori; e in Champions League brinderemo a champagne se passeremo il girone eliminatorio, cosa difficile visto che le prossime due partite, col Real Madrid, ci riserveranno probabilmente due sconfitte. Vi chiediamo scusa perché, per troppo amore nei confronti di giocatori che ci hanno fatto vincere tutto, abbiamo portato la squadra al disfacimento. E vi chiediamo scusa, soprattutto, per la cessione di Kakà: che è stata l'inizio della fine, e invece vi abbiamo detto che non era niente, anzi, che era liberatoria, perché finalmente Ronaldinho sarebbe tornato a spaccare il mondo, senza Kakà a fargli ombra e Ancelotti a perseguitarlo”.

Insomma: sarebbe così facile dire scusate, abbiamo sbagliato. Invece no. Galliani parla di 3° posto obbligatorio. Così il Milan spingerà sull'acceleratore per vincere partite che perderà e la situazione si aggraverà domenica dopo domenica, settimana dopo settimana. Avete presente il marito che per fare un dispetto alla moglie si sforbicia gli attributi? Ecco, ci siamo. I dirigenti del Milan sono arrivati al masochismo puro. Che non aiuta nessuno. Che porta dritto alla rovina.

Paolo Ziliani
Paolo Ziliani
Postato da Paolo Ziliani, domenica, 4 ottobre 2009 alle 22:43 in Scripta manent | 2839 click | Invia ad un amico

Tag: Galliani, Huntelaar, Kaką, Leonardo, Milan serie B, Radice, Ronaldinho


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