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Milan in pieno disfacimento: se va bene arriva decimo

Da Udine la conferma: i rossoneri non sono più competitivi e il traguardo del 3° posto è pura utopia - La grottesca farsa di Leonardo che parla di squadra in costruzione quando invece siamo alla vera e sistematica demolizione

C'era una volta Kakà (e un Milan che pensava in grande)...C'era una volta Kakà (e un Milan che pensava in grande)...
Giovedì, 24 Settembre 2009

Ricapitolando: dopo 5 giornate di campionato il Milan del dopo-Kakà (e del dopo-Ancelotti) ha 7 punti in classifica, il che significa che ha lasciato per strada più punti (8) di quelli conquistati. Mentre Inter e Juventus hanno già fatto il vuoto e si apprestano a dar vita a un indisturbato – e monotono - duello-scudetto, il Milan di Leonardo viaggia alla velocità del Chievo e non riesce a tenere il passo del neo-promosso Parma, che di punti in classifica ne ha 3 di più (10). Due sole squadre hanno segnato meno gol del Milan (che ne ha fatti 3): l'Atalanta e il Livorno. E ammesso che qualcuno pensi che sia stato il calendario difficile a penalizzare la partenza del club rossonero, l'ipotesi non trova credito: in queste prime 5 giornate il Milan ha incontrato tre squadre che faranno fatica a salvarsi (Siena, Livorno, Bologna), una squadra di mezza fascia (Udinese) e una ex rivale diretta per lo scudetto (Inter). Per la cronaca, il derby con l'Inter è finito 0-4: e sul modo in cui il tracollo è maturato è meglio stendere – come si dice in questi casi – un velo pietoso.

L'abbiamo scritto dopo Livorno-Milan e lo riconfermiamo: il Milan del dopo-Kakà (e del dopo-Ancelotti) è una squadra da decimo posto in classifica. Assicurato con Ronaldinho in campo; migliorabile di un paio di posizioni con Ronaldinho in panchina (meglio se in tribuna). E il proclama dei giorni scorsi di Galliani (“Il Milan deve arrivare terzo per centrare la qualificazione diretta alla Champions”), è destinato ad entrare a vele spiegate nella fortunata rubrica della Settimana Enigmistica “Le ultime parole famose”. Con buona pace dei tifosi che dopo due decenni di grandeur assistono sbigottiti, e impotenti, all'impressionante sgretolamento dell'Impero Rossonero.

Sia chiaro, la fine di un ciclo – specie se lungo e glorioso come quello del Milan di Berlusconi – è nell'ordine naturale delle cose. Quel che non ci sta sono le bugie. Raccontate dai dirigenti con sempre maggiore frequenza, disorientanti, frastornanti. E improduttive. Controproducenti. Dannose. Dopo la frottola dello scudetto mancato, un anno fa, per l'ostracismo di Ancelotti nei confronti di Ronaldinho (sic), e dopo la panzana di Dinho nuovo leader e trascinatore del Milan, adesso è la volta di Leonardo che con espressione inquietante, al termine di ogni partita (generalmente inquietante), si presenta ai microfoni-tivù per rilasciare la solita dichiarazione-standard (drammaticamente inquietante) e cioè che sì, insomma, “il Milan ha fatto la sua partita, e qualche problema c'è: ma è normale, visto che parliamo di una squadra in costruzione”.

Ecco. Se ai dirigenti dei Milan e al nuovo allenatore Leonardo il rispetto dei tifosi sta ancora a cuore, la parola “costruzione” – riferita alla squadra - non dovrebbe più essere pronunciata. Perché è di tutta evidenza che il Milan 2009-2010 – come anche l'ultimo Milan di Ancelotti – non è una squadra in costruzione, ma una squadra in disfacimento il cui disfacimento si sta cercando in ogni maniera di negare. Una squadra che non corre più; una squadra che ha dimenticato i giovani; una squadra che ha dimenticato il significato della parola programmazione; una squadra che a parità di prezzo preferisce i piedi a ferro da stiro di Huntelaar ai piedi buoni di Luis Fabiano; una squadra che una volta il Pallone d'Oro lo faceva vincere a campioni acquistati per imporsi e dare il meglio di sé sotto la Madonnina (Gullit, Van Basten, Shevchenko, Kakà) e che invece, col passare degli anni, ha perso la bussola: e i Palloni d'Oro ha cominciato ad acquistarli vecchi, bolsi e bolliti (Rivaldo, Ronaldo, Ronaldinho), rovinando tutto, minando le basi di una filosofia saggia e vincente.

Un peccato. Perché i tifosi avrebbero anche accettato, dopo 20 anni di trionfi, di sentirsi dire: “Ridimensioniamo, puntiamo sui giovani, proviamo a diventare l'Arsenal o l'Ajax d'Italia. Vinceremo meno, forse, ma ci proveremo lo stesso”. Dopo 20 anni di dominio a livello europeo, il popolo rossonero avrebbe probabilmente fatto buon viso a cattivo gioco. Con un po' di dispiacere, magari, ma senza sentirsi preso in giro come invece sta succedendo oggi. Oggi che si parla del pasticcione Ancelotti dimenticato. Di Ronaldinho trascinatore. Di Nuovo Milan in costruzione.

Per carità: in quale film?

Paolo Ziliani
Paolo Ziliani
Postato da Paolo Ziliani, giovedì, 24 settembre 2009 alle 00:31 in Scripta manent | 2255 click | Invia ad un amico

Tag: Ancelotti, Berlusconi, Kaką, Leonardo, Milan, Rivaldo, Ronaldinho, Ronaldo


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