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Gigi Buffon: e se la Juve chiedesse scusa a Zalayeta?Se il mondo del calcio fosse una cosa seria, e se i suoi abitanti fossero persone con un cuore (per provare sentimenti) e un cervello (per pensare), ora che la telenovela di Napoli-Juventus è giunta ai titoli di coda dovrebbe succedere questo: che tutti insieme, appassionatamente, dirigenti e giocatori, addetti ai lavori e semplici appassionati, dovrebbero dare vita, in ogni città d'Italia, ad uno “Zalayeta-Day”. Per celebrare l'Evento che tutti attendevano e al quale nessuno credeva di poter assistere: quello del fair-play portato alle soglie del martirio. Seguiteci e diteci se abbiamo torto.
Per 3 lunghi giorni, dalle 22,30 di sabato (fischio finale di Bergonzi in Napoli-Juventus 3-1) alle 19,30 di martedì (annullamento con tante scuse della squalifica di Zalayeta da parte della Corte Federale), Marcelo Zalayeta è stato, assieme all'arbitro Bergonzi, il mostro che tutti hanno sbattuto in prima pagina. Con una violenza direttamente proporzionale all'ossequio nutrito verso Madama Juventus, giornali, radio e televisioni hanno fatto a gara nel dar vita ad un tam-tam denigratorio che definire vergognoso è dire poco. Per 72 ore Zalayeta è stato additato al pubblico ludibrio e messo alla gogna accusato di tutto e di più. In particolare: 1) di aver simulato lo scontro con Buffon per procacciarsi un rigore fasullo; 2) di non aver battuto ciglio quando l'arbitro ha indicato il dischetto del rigore; 3) di avere danneggiato in modo tanto disonesto la sua ex squadra ed i suoi ex compagni; 4) di non aver trovato il coraggio di dire subito all'arbitro: “Non è rigore”, né ai giornalisti a fine partita, “Non era rigore”.
Mentre Zalayeta, per sua scelta, taceva, attorno a lui urlavano e strepitavano e sfottevano tutti. Il presidente della Juventus, il nobiluomo Giovanni Cobolli Gigli, lanciava via etere un j'accuse che al confronto Moggi & Giraudo a Reggio Calabria - dopo aver chiuso Paparesta nello spogliatoio - erano due agnellini. I giornali della domenica crocefiggevano Bergonzi e Zalayeta peggio che i mostri del Circeo; e la sera, a mettere il carico da 11 ci pensavano in tivù – uno alla “Domenica Sportiva”, uno a “Controcampo Diritto di Replica” – Ranieri e Buffon: ovverosia, l'allenatore e il numero 1, in tutti i sensi, della Juventus. Sia pure con sfumature diverse, il concetto era: che scandalo! E che vergogna! E che schifo!
E invece, guarda un po' come è la vita! Mentre il giudice sportivo, lunedì pomeriggio, sull'onda dell'indignazione collettiva, si traveste da Freud e spingendosi nei meandri dei pensieri più reconditi di Zalayeta – e con l'ausilio della prova televisiva – lo condanna a 2 giornate di squalifica per la sua indegna simulazione, fatta per ingannare l'arbitro e per ottenere un inesistente calcio di rigore, nella serata di lunedì succede che a “Canale 34”, un'emittente televisiva campana, mostrano le immagini nitide, chiare e incontrovertibili di Zalayeta che in area, lanciato in corsa verso Buffon, viene dapprima spinto, poi trattenuto e strattonato da Legrottaglie che gli corre accanto in ritardo. Zalayeta – lanciatissimo – è addirittura bravo, in quelle condizioni, a mostrare sangue freddo e lucidità per saltare Buffon, che gli si fa avanti a gamba tesa (!), evitando così un impatto pericoloso per l'incolumità di entrambi. Per la cronaca: la trattenuta che Legrottaglie dà a Zalayeta è più forte e decisa di quella effettuata, in Milan-Roma 0-1, da Ambrosiani ai danni di De Rossi; trattenuta che l'arbitro (Rosetti) non ha esitato a punire con il rigore, con il consenso del 100 per 100 degli esperti di moviola sparsi per tutto il globo terracqueo.
E insomma: di colpo, dopo una caccia all'untore che va avanti ininterrottamente da 3 giorni con una virulenza e una spietatezza degne di miglior causa, si scopre che Zalayeta, il Grande Colpevole, è in verità il Grande Innocente. E forse qualcosa di più. Perchè nonostante tutto, nonostante il fallo da rigore l'avesse subito davvero, nonostante l'accusa (falsa) di simulazione, nonostante la campagna di sfottimento e nonostante la squalifica (gratuita) di 2 giornate piovutagli addosso, Zalayeta preferisce non dire nulla: e per 3 giorni tace, manda giù di tutto, diventa il mostro della situazione e corre il rischio di diventare lo zimbello fischiato in tutti gli stadi d'Italia, di qui al 2010, come il Guly che nel Bologna segnò un gol con una mano e andò ad esultare sotto la curva, sputtanato poi, a breve giro di posta, dalle immagini televisive.
Ma c'è di più. Mentre Zalayeta, innocente, tace e viene messo in croce, c'è almeno un giocatore della Juventus che potrebbe, lui sì, uscire allo scoperto e dire: “Non prendetevela con Zalayeta, non ha fatto nessuna scena perché io gli ho fatto fallo, tirandolo per la maglia”. È Legrottaglie, che pure è un bravo ragazzo, tant'è vero che va dicendo in giro che da un paio di anni ha scoperto Dio, e che da quel giorno per lui tutto è cambiato: e le cose adesso vanno bene, prova ne sia che ha riconquistato – dopo anni di stenti – la maglia di titolare nella Juventus. Ebbene: forse Legrottaglie avrebbe fatto meglio, in questi giorni, ad interrompere per un attimo il suo colloquio con Dio per dare una mano, e scagionare, un povero collega ingiustamente accusato e messo alla berlina da mezzo mondo.
Come si dice in questi casi: tutto è bene quel che finisce bene. Viva Zalayeta! E come direbbe Legrottaglie: “Rendiamo grazie a Dio!”.
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TESTO SENTENZA CORTE FEDERALE
6. RICORSO CON PROCEDURA D'URGENZA DELLA S.S.C. NAPOLI S.P.A.
AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA PER 2 GIORNATE EFFETTIVE DI
GARA INFLITTE AL CALCIATORE ZALAYETA MARCELLO, SEGUITO GARA
NAPOLI/JUVENTUS DEL 27.10.2007 (Delibera del Giudice Sportivo presso la Lega
Nazionale Professionisti – Com. Uff. n. 92 del 29.10.2007)
Premesso che non è consentito agli organi della Giustizia Sportiva sindacare nel merito le
valutazioni di carattere tecnico del direttore di gara;
ritenuto, altresì, che pur apprezzabili considerazioni di carattere etico-sportivo sui comportamenti
tenuti dai calciatori successivamente ad eventi come quello in questione non possono rilevare ai fini
della valutazione circa la sussistenza o meno del comportamento simulatorio dei calciatori stessi;
tutto ciò posto, anche alla luce di ulteriori filmati acquisiti agli atti con l'assenso della Procura
Federale e visionati in contraddittorio, emerge che:
vi è stata una trattenuta del calciatore Legrottaglie ai danni del calciatore Zalayeta che potrebbe aver
inciso sulla stabilità del calciatore stesso;
non può escludersi che vi sia stato un ulteriore contatto tra il ginocchio sinistro di Legrottaglie ed il
piede destro dello Zalayeta;
la dinamica dell'azione ed in particolare la posizione assunta dal portiere rispetto alla traiettoria di
corsa dello Zalayeta era tale da impedire a quest'ultimo la prosecuzione della corsa se non
scavalcando ovvero impattando con il medesimo portiere;
non può escludersi, altresì, che sull'innaturale trascinamento della gamba destra da parte del
calciatore Zalayeta abbiano inciso la trattenuta e il contatto suddetti.
Ritenuto, quindi, che, alla stregua del complessivo dispiegarsi dell'azione, non risulta integrata
la fattispecie della “evidente simulazione” richiesta dall'art. 35.1.3 C.G.S. e che, pertanto, il
reclamo merita accoglimento come da conforme richiesta delle parti.
Per questi motivi la C.G.F., in accoglimento del reclamo come sopra proposto dalla S.S.C.
Napoli S.p.A. di Napoli, annulla la decisione impugnata. Dispone restituirsi la tassa reclamo.

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