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<title>Il Blog di Paolo Ziliani - Le pagelle del calcio giorno dopo giorno...</title><link>http://www.paoloziliani.it</link>
<description>Il blog di Paolo Ziliani, famoso giornalista e "pagellista" di Controcampo di cui è autore</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Quando Buffon usa il fair-play a comando]]></title>
	<description><![CDATA[Premessa. Se Buffon dice che lui, anche se si fosse accorto del gol di Muntari, non avrebbe mai detto all’arbitro che la palla era entrata” (“per non affossare la mia squadra”, ha spiegato), ne ha diritto. Al 100 per 100. Se il principio è: prima di tutto l’interesse della mia squadra, Buffon può farsi un baffo del fair-play. Non commette alcun tipo di reato, quindi la sua scelta è libera di compiersi. Senza essere in alcun modo criticata.    Buffon però deve fare uno sforzo: farlo sempre. Anche nei momenti qualunque delle partite qualunque. Perché se Gigi usa due pesi e due misure, e in Juventus-Udinese (2-1), come è successo, dice all’arbitro Valeri che c’è un calcio d’angolo per l’Udinese – che l’arbitro non ha visto - perché è stato lui a deviare il pallone, allora i conti non tornano. Per capirci: se Buffon usa il fair-play a comando, solo quando gli fa comodo, quando non c’è pericolo, nulla d’importante da perdere e la bella figura è assicurata, allora non ci siamo. Sarebbe come se la domenica, uscendo dalla messa, Gigi facesse l’elemosina al mendicante seduto sui gradini della chiesa, tra gli “oooh” di ammirazione dei fedeli; e poi, rientrando a casa, trovasse un altro mendicante davanti alla porta, e lontano da occhi indiscreti lo cacciasse a calci nel sedere.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=661]]></link>
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	<dc:date>2012-02-28T16:6+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Letterina di Natale ad Andrea Agnelli, bambino che non cresce]]></title>
	<description><![CDATA[Che i rampolli di casa-Agnelli non fossero esattamente aquile lo si sapeva da tempo; ma che Andrea Agnelli, figlio di Umberto, l’ultimo a portare il nome di famiglia, rischiasse di fare più danni del cugino John Elkann e di risultare più molesto del cugino Lapo, nessuno onestamente l’avrebbe previsto. E invece. Nel breve volgere di un anno e mezzo – ed esattamente dal 28 aprile 2010, data della sua nomina a presidente della Juventus in sostituzione di Jean Claude Blanc – il giovane Andrea è riuscito nell’impresa di coprirsi, e di coprire la Juve, di ridicolo. E oggi, mentre l’anno di grazia 2011 declina, dopo una carrettata di proteste, lamenti e mugugni, proclami, reclami ed esposti, il rampollo Andrea ha raggiunto l’apoteosi infilandosi nell’imbuto in cui resterà strangolato: il leggendario “tavolo politico” da lui richiesto, a gran voce, dopo l’ennesima porta in faccia sbattutagli dal Tnas, a distanza di pochi giorni dalla condanna di Moggi a 5 anni e 4 mesi per associazione a delinquere e frode sportiva al termine del processo che avrebbe dovuto decretarne la beatificazione e fare della Juve una martire del ventunesimo secolo, la Santa Maria Goretti del calcio italiano.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=658]]></link>
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	<dc:date>2011-11-18T19:7+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[E alla fine la Juventus pugnalò Lucianone]]></title>
	<description><![CDATA[Domanda da un milione di dollari: che differenza c’è, secondo voi, tra l’avvocato juventino Zaccone che ai tempi del processo sportivo di Calciopoli chiese ed ottenne per la Juventus, come sanzione equa, “la retrocessione in B con penalizzazione”, e l’avvocato juventino Vitiello che oggi, al processo penale di Calciopoli, ha sostenuto, alla presenza del direttore della comunicazione di casa-Juve, Claudio Albanese, che la Juve non può essere chiamata a risarcire danni a chicchessia perché la colpa fu tutta di Moggi, dirigente che non aveva, a suo dire, poteri di rappresentanza? Secondo noi, nessuna. E a nostro avviso, così come fu clamoroso il riconoscimento di colpa di cui la Juve, nella persona dell’avvocato Zaccone e con la benedizione della società, si fece carico nel 2006 per evitare sanzioni più pesanti – che avrebbero portato al fallimento e alla sparizione del club -, non meno stupefacente è stata l’uscita dell’avvocato Vitiello che ben lungi dallo sbandierare l’innocenza dei comportamenti societari ha praticamente detto: “Non dovete prendervela con la Juventus, prendetevela con Moggi”. Per la cronaca: la Juve, al processo di Napoli, deve difendersi dalla richiesta di risarcimento-danni avanzata da svariate parti civili come Atalanta (68 milioni di euro), Brescia (36 milioni), Bologna (53 milioni), Victoria srl (la società di Gazzoni Frascara proprietaria delle azioni del Bologna, 32 milioni), Salernitana (che ha chiesto un risarcimento provvisionale di 450 mila euro in attesa che sia il tribunale a valutare il danno). Inutile dire che in caso di condanna, l’esborso di denaro rischia di essere rovinoso; e così il club bianconero, per non saper né leggere nè scrivere, ha scelto d’imboccare la via più diretta. Non quella di dire: “sono innocente, non ho commesso nulla d’illegale e ve lo dimostro”, ma di avvisare: “se qualcosa di illegale è stato commesso, per favore presentate il conto a Moggi. La Juve non c’entra”.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=657]]></link>
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	<dc:date>2011-06-21T18:53+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Moratti, Leonardo e una rottura tenuta nascosta per 70 giorni]]></title>
	<description><![CDATA[Che Moratti si fosse accorto che Leonardo era solo un tentativo di allenatore, avesse smesso di fidarsi di lui e che tra i due si andasse verso un’inevitabile rottura, lo avevamo scritto a chiare lettere all’indomani di Inter-Schalke 2-5. Era giovedì 7 aprile, 2 mesi e 10 giorni fa. Poi Leonardo è rimasto sulla panchina dell’Inter fino alla fine della stagione, ha vinto la Coppa Italia subendo – a dispetto della vittoria - una lezione di gioco anche dal Palermo, avversario sconfitto; ma i 70 giorni trascorsi non sono riusciti ad eliminare il grande gelo tra lui e il presidente. Per capirci: più Moratti si accorgeva che Leonardo non era un allenatore, più Leonardo si calava nel ruolo reclamando spazio e potere decisionale, vedi la richiesta di Kakà, assai disturbante per il presidente. Sentendosi mal sopportato, se non proprio compatito, Leonardo ha aspettato la prima occasione buona per compiere il grande gesto e una volta ricevuta l’offerta dello sceicco del Paris S.G. (contratto come direttore generale) ha chiamato Moratti e gli ha detto che toglieva il disturbo. Il tutto con un certo sprezzo, e una sensazione di sollievo che Leo non confesserà mai nemmeno a se stesso (come allenatore proprio non ci azzeccava: e il primo a capirlo era lui). Ricapitolando: adesso c’era chi lo stimava davvero (lo sceicco del Psg) e non per finta come Moratti. Punto a capo e fine della telenovela. Finale annunciato, tuttavia. Per la serie “Scripta manent”, riproponiamo qui l’articolo che pubblicammo dopo la disfatta-Champions dell’Inter contro lo Schalke. La data: giovedì 7 aprile 2011.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=656]]></link>
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	<dc:date>2011-06-16T15:17+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[John Elkann non sa niente di calcio ma nessuno osa dirlo (e dirglielo)]]></title>
	<description><![CDATA[Se un giocatore si giudica per quel che combina in campo, come si giudica un dirigente? Secondo noi da due cose: dal consuntivo di fine stagione (andamento del club sotto il profilo dei risultati e della gestione economica) e dall’autorevolezza di dichiarazioni e prese di posizione durante l’anno. Per capirci: un centravanti può essere convincente segnando 20 gol a stagione, un presidente centrando l’obiettivo fissato al pronti-via (o almeno andandoci vicino, e mostrando di avere le idee chiare). Il preambolo, in puro stile-Catalano, serve per introdurre il discorso su John Elkann, il massimo dirigente della Juventus che nell’estate del 2006 – complice Calciopoli – è stato catapultato al timone della corrazzata bianconera ed è andato incontro, dopo una breve e allegra crociera, ad una serie di clamorosi naufragi che nessuno, in questi anni, si è mai sognato di contestargli non si sa bene se per miopia o per servilismo (buona la seconda?). E allora diciamolo: nei 4 anni di serie A seguiti al Purgatorio 2006-2007 (Juventus in B), il “rendimento” di Elkann è paragonabile a quello di uno studente liceale che il primo anno viene promosso con 6,5 (Juve subito in Champions), il secondo con 6 (Juve ancora in Champions, ma liti da cortile in società che portano all’esonero dell’allenatore), il terzo viene bocciato con la media del 4 (settimo posto, niente Champions, due allenatori cambiati) e il quarto anno, da ripetente, viene di nuovo bocciato, questa volta con la media del 3 (ancora settimo posto, niente Champions, in forse persino l’Europa League). Ebbene, benché la bocciatura comporti la perdita dell’anno, che va ripetuto ripartendo da zero, e benché la Juve sia andata incontro a due solenni, consecutive bocciature, è di queste ore l’esternazione di John Elkann – resa al termine dell’assemblea Exor – secondo cui la Juventus starebbe procedendo nel suo progetto di crescita (sic) che si completerà nel 2014 (fra 3 anni, che sommati ai 5 del dopo-Calciopoli fanno 8!) e badando bene a fare di conto per non incorrere in “fuochi di paglia tipo Roma o Torino” (testuale! E nessuno che si sogni di chiedere: scusi John, che c’azzecca il Torino con la Juventus, che sarebbe come paragonare la Panda alla Ferrari?).   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=655]]></link>
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	<dc:date>2011-04-29T19:7+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[La tristezza di Del Neri che accusa l'arbitro e di Andrea Agnelli che continua a fare lo struzzo]]></title>
	<description><![CDATA[Se Del Neri cercava un modo sicuro per farsi cacciare, sabato notte – nell’immediato post Juve-Catania 2-2 – l’ha trovato. Il suo piagnucolare all’indirizzo dell’arbitro Bergonzi, additato come principale responsabile dell’ennesimo flop juventino, è stato a dir poco avvilente. Ormai completamente nel pallone, esattamente come la squadra che dirige, Del Neri ha strepitato per la punizione concessa con troppa generosità, al minuto 94, al Catania, per fallo di mano di Melo, dimenticandosi che l’arbitro Bergonzi – al minuto 18 – si era letteralmente inventato un rigore a favore della Juventus, sullo 0-0, servendo a Del Neri una partita (e una vittoria) su un piatto d’argento. La Juve, come spesso le succede soprattutto in casa, stava già giocando leggermente peggio del Catania: e peggio del Catania avrebbe giocato per tutti i 50 i minuti del secondo tempo, a dispetto del 2-0 maturato al 38’ per il gol (di pancia) firmato da Del Piero. Ripetiamo: l’arbitro Bergonzi, al minuto 18, aveva regalato alla Juve un uovo di Pasqua con rigore a sorpresa; un rigore talmente farlocco che persino il telecronista fazioso Zuliani, di Mediaset Premium, non capendo il perché del fischio, aveva avanzato l’ipotesi di una possibile punizione a favore del Catania. E insomma: vedere Del Neri, a fine match, schiumare rabbia all’indirizzo dell’arbitro e accusarlo per la vittoria juventina sfumata all’ultimo, ci è parso indecoroso. E umiliante.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=653]]></link>
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	<dc:date>2011-04-25T12:3+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Se Storari svillaneggia Buffon e la Juve tace...]]></title>
	<description><![CDATA[Domanda: è giusto che un club glorioso consenta all’ultimo arrivato di offendere e svillaneggiare chi la storia di quel club l’ha fatta per davvero? Per capirci: è giusto che Storari, portiere di riserva della Juventus, dia del “cieco” all’allenatore che gli preferisce Buffon, facendo capire – nemmeno tanto implicitamente – che tra Storari e Buffon, oggi, c’è un abisso, naturalmente a favore di Storari? A noi sembra di sognare. E il fatto che la Juventus faccia finta di niente, schierando Storari contro il Genoa invece di mandarlo in tribuna, punitivamente, per un mese, schierando al suo posto il terzo portiere Manninger, dimostra quanto la dirigenza che fa capo ad Andrea Agnelli sia totalmente inadeguata alla bisogna. Ricapitolando. Buffon ha 33 anni (è nato il 28 gennaio 1978), Storari ne ha 34 (è nato il 7 gennaio 1077). Buffon, fatta eccezione per la stagione del dopo-Calciopoli, in cui accettò di scendere in B con la Juventus, ha sempre giocato in serie A dove esordì a 17 anni, il 16 novembre 1995, in Parma-Milan 0-0, divenendo titolare inamovibile la stagione successiva, a 18 anni, e poi per tutto il resto della sua carriera prima al Parma e poi alla Juve. Mentre Buffon debuttava in A e s’imponeva subito come miglior portiere italiano in circolazione, Storari giocava nelle giovanili del Ladispoli prima e del Perugia poi. Quando nell’estate del 2001 la Juventus acquistava Buffon dal Parma per la cifra record di 100 milioni di lire, Storari era reduce da un 10° posto nell’Ancona nel campionato di serie B e attendeva ancora di fare il suo esordio in serie A. Quando Buffon, nell’estate del 2006, diventava campione del mondo con la nazionale a Berlino, Storari era reduce dal secondo campionato di serie A giocato nel Messina, dopo una vita trascorsa in B e in C1. E oggi, quando Storari svillaneggia Buffon dicendo che solo un cieco, alla Juve, può preferirgli Buffon, l’IFFHS (organo tecnico riconosciuto dalla Fifa) premia Buffon come miglior portiere del mondo dell’ultimo decennio, quello che va dal 2000 al 2010. Avete capito bene: miglior portiere del mondo dell’ultimo decennio.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=652]]></link>
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	<dc:date>2011-04-10T11:39+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[E alla fine anche Moratti capì che Leonardo non è un allenatore]]></title>
	<description><![CDATA[“Era abbattuto – dice Moratti di Leonardo, tenuto a colloquio a San Siro nella notte del dopo Inter-Schalke 2-5 – ma è stato molto responsabile. Il discorso tra noi è nato per parlare del mestiere che sta facendo adesso, poi si allargherà viste le sue capacità dirigenziali. Ma adesso facciamo quello che bisogna fare seduti su quella panchina, lui sa perfettamente che quella è una sua responsabilità” (da “La Stampa&quot; di oggi, 7 aprile). Questione d’interpretazioni, forse. Ma a noi quell’accenno al discorso con Leonardo che “si allargherà” a qualcosa di diverso dall’essere e fare l’allenatore, per quanto garbato appaia mette una pietra tombale sulla carriera di Leonardo allenatore dell’Inter: forse sulla carriera di Leonardo allenatore tout-court. Cosa si siano detti, nella pancia di San Siro, Moratti e Leonardo dopo la disfatta in Champions League, non è dato sapere. Ma non ci vuol molto a capire che Leonardo, sceso dal ring come il classico pugile suonato, aveva sia pure informalmente rimesso il mandato nelle mani del presidente; e che Moratti, sbigottito a dir poco, aveva chiesto a Leonardo di provare a tener duro fino alla fine della stagione. Se non altro per tentare di salvare il salvabile; dopodiché – per l’appunto – il discorso si sarebbe sicuramente allargato, tutti d’accordo. A Leonardo non più allenatore, ma dirigente, per capirci.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=651]]></link>
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	<dc:date>2011-04-07T18:5+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Andrea Agnelli, Marotta e Del Neri: vediamo chi si dimette per primo...]]></title>
	<description><![CDATA[Quando Jean Claude Blanc, nell’estate di Calciopoli (2006), poco prima del debutto della Juve in serie B rilasciò la famosa intervista a “Tuttosport” in cui diceva: “Ci vorranno 5 anni prima che la Juventus possa tornare a vincere” – intervista che mandò su tutte le furie il popolo bianconero, abituato a ben altri ritmi nel mietere successi -, disse, a ben guardare, la sola cosa sensata della sua reggenza. La frase, a dire il vero, avrebbe avuto bisogno di un corollario che chiarisse che ci sarebbero voluti 5 anni, certamente, ma a patto di avere le idee chiare sui modi (oltre che sui tempi) della ricostruzione. Invece, i nuovi reggenti John Elkann, Jean Claude Blanc e Giovanni Cobolli Gigli sapevano a malapena che il pallone era rotondo, strategie e mercato vennero affidati a Secco (ex portaborracce di Moggi), poi Blanc si mise in testa l’idea meravigliosa di affidarsi anima e corpo all’art director Marcello Lippi, scambiato per il genio della lampada: ed ecco l’arrivo di Ferrara in panchina, gli acquisti di Cannavaro e Grosso, la profezia lippiana “La Juve vincerà lo scudetto” e la tragicommedia della stagione 2009-2010, con i bianconeri presi a pallate da tutti, fuori dalla Champions League, polverizzati, inceneriti. Morale della favola, la 5^ stagione del dopo-Calciopoli, quella in corso, quella che avrebbe dovuto portare la Juventus a rivincere qualcosa d’importante, si sta concludendo nello stesso avvilente modo della stagione scorsa (unica differenza: al momento è in dubbio anche la qualificazione all’Europa League), con una società e una squadra allo sbando, un allenatore in confusione totale e un’unica certezza: i 5 anni del dopo-Calciopoli sono stati buttati nel water e adesso, per tornare a vincere qualcosa d’importante – diciamo uno scudetto – di anni, a patto di essere non bravi ma bravissimi, e di non sbagliare più una mossa, ne occorreranno almeno altri 3. Il che significa rimandare i festeggiamenti al 2014, e cioè a una vita dall’ultimo cin-cin, quello della Supercoppa italiana conquistata nel 2003 (11 anni senza vincere, se andrà bene).   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=647]]></link>
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	<dc:date>2011-02-27T12:45+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Marotta e Del Neri al capolinea, Andrea Agnelli faccia tabula rasa]]></title>
	<description><![CDATA[Ricapitolando: dopo aver licenziato Ranieri a 2 giornate dalla fine del campionato 2008-2009 per il solo timore che la squadra, 2^ in classifica ma in frenata, fallisse le ultime due partite e si piazzasse 4^ - costretta quindi a disputare il preliminare di Champions -, la Juventus del dopo-Ranieri, affidandosi a tre allenatori diversi (Ferrara, Zaccheroni, Del Neri) e a due management diversi (Elkann-Blanc e Andrea Agnelli-Marotta), è riuscita nell’impresa di peggiorare spaventosamente la situazione. Un anno fa venne eliminata dalla Champions dopo il girone eliminatorio (1-4 col Bayern), uscì dalla Coppa Italia ai quarti di finale (1-2 con l’Inter) e in campionato fallì nettamente la qualificazione-Champions (6° posto finale). Nella stagione in corso, la musica è la stessa: la Juve non è riuscita a superare il girone eliminatorio di Europa League (nessuna vittoria, nemmeno contro Salisburgo o Lech Poznan), è uscita dalla Coppa Italia ai quarti (0-2 con la Roma) e in campionato la situazione è sinistramente simile a quella di un anno fa: a 17 giornate dalla fine la Juventus è 6^ (5^ a pari merito con l’Inter, che però deve recuperare una partita) e i dubbi sulla sua qualificazione-Champions si sprecano se è vero che quattro squadre (Milan e Napoli, Roma e Inter) sembrano francamente fuori dalla portata della bagnarola guidata da Del Neri. Anzi, l’impressione è che ci sarà da lottare duro anche per arrivare davanti a Palermo e Udinese – che giocano tre volte meglio della Juve-, per non dire la Lazio.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=646]]></link>
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	<dc:date>2011-01-28T11:59+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Del Neri dice che la Juventus è la migliore: in quale film?]]></title>
	<description><![CDATA[“Per me, la mia squadra è la migliore di tutte”. Con questa frase, dieci parole che hanno il pregio della chiarezza, Gigi Del Neri ha lasciato tutti di stucco nel dopo-partita di Sampdoria-Juventus 0-0. “Abbiamo dimostrato di essere competitivi come Milan e Inter: per me siamo la migliore squadra”, ha ribadito l’allenatore juventino. Ora, va be’ che nel calcio vale tutto e il contrario di tutto, ma a Marassi si era appena giocata – per ammissione di tutti - una delle partite più brutte della storia del calcio. E allora delle due l’una: o a Del Neri era caduta in testa una tegola dello stadio Luigi Ferraris, e sragionava, oppure parlava così per la forza della disperazione. Altre spiegazioni non ce ne sono. Seguiteci. Esattamente un girone fa, dopo Juventus-Sampdoria 3-3, terza di campionato, Del Neri disse papale papale, davanti ai microfoni Rai, Sky, Mediaset e chi più ne ha più ne metta, che la Juventus non avrebbe mai potuto lottare per il titolo. “Penso che lo scudetto se lo giochino altre squadre – disse testualmente Del Neri -, noi siamo una squadra che deve lavorare, dobbiamo crescere molto sotto il profilo dell’intensità e della volontà”. Dichiarazioni che scatenarono un putiferio: dopo 3 domeniche, l’abdicazione a ogni sogno di gloria pareva prematura, per un club di nome Juve, e perfino la società non gradì. Tant’è vero che il giorno dopo Del Neri venne invitato a rettificare il tiro. Per tener buoni tifosi, se non altro.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=645]]></link>
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	<dc:date>2011-01-24T16:32+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Imputati Andrea Agnelli e Marotta, rispondete e discolpatevi!]]></title>
	<description><![CDATA[Detto che i 4 anni di gestione-Juve griffati John Elkann-Blanc sono stati una tragedia, col pranzo della focaccia Blanc-Lippi autentico momento cult, vale la pena analizzare nel dettaglio le mosse compiute, in piena e totale responsabilità, dalla gestione Andrea Agnelli-Marotta da maggio 2010 ad oggi. Perché se è vero che il nuovo management non può essere chiamato a rispondere per gli acquisti a capocchia di Tiago, Grygera, Knezevic e Poulsen, molto ha da spiegare a proposito degli arrivi di Toni, Aquilani, Motta, Pepe e via discorrendo. In rigoroso ordine alfabetico, ecco - acquisto per acquisto - le domande cui Marotta e Andrea Agnelli dovrebbero dare una risposta.    ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=643]]></link>
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	<dc:date>2011-01-14T19:3+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Grosso passa a Del Piero che passa a Toni. Italia 2006? No, Juventus 2011]]></title>
	<description><![CDATA[La cosa buffa è che oggi, con la Juventus 6^ in classifica alla metà esatta del campionato (ma in realtà 7^ visto che l’Inter – 2 punti sotto – deve recuperare le partite con Cesena e Fiorentina e al 99% la sopravanzerà), la cosa buffa, dicevamo, è che c’è qualcuno che si meraviglia. A fine 2010 c’era chi parlava di Juve baldanzosamente in corsa per lo scudetto, e invece sono bastati 4 giorni, Juventus-Parma 1-4 e Napoli-Juventus 3-0, per togliere tutti dal mondo dei sogni e far scattare gli allarmi: contrordine, la Juve del nuovo corso, la Juve di Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli, non solo non vincerà lo scudetto ma come un anno fa farà una fatica terribile, e forse non ce la farà, a finire nelle prime 4 (leggi: lasciapassare per la Champions League). Come diceva Cocciante: era già tutto previsto. Noi lo scriviamo da anni. Dopo il tornado di Calciopoli, con la caduta in B dell’estate 2006, la Juventus non ha fatto altro che parlare di “progetti”: ma lo ha fatto a parole, perché uno straccio di progetto, un progetto con la P maiuscola non si è mai visto, né ieri nell’era John Elkann-Blanc, né oggi nell’era Andrea Agnelli-Marotta.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=641]]></link>
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	<dc:date>2011-01-10T15:50+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[La fortuna del Milan (e il merito di Allegri): aver buttato a mare Ronaldinho]]></title>
	<description><![CDATA[Sono 3 i motivi per cui il Milan tornerà a vincere lo scudetto, un traguardo che falliva ormai da 6 stagioni: 1) Il clamoroso crollo dell’Inter, che da squadra fiammeggiante (era-Mourinho) s’è trasformata di colpo in un’Armata Brancaleone (era-Benitez); 2) L’acquisto di Ibrahimovic, di gran lunga il più forte giocatore del campionato, vero e proprio uomo in più in campo; 3) Il brutale accantonamento di Ronaldinho, ormai da anni palla al piede per qualsiasi club abbia commesso l’insensatezza di puntare sul suo (svaporatissimo) talento. E insomma: considerando che l’Inter più passa il tempo e più va in confusione e che Ibra giganteggia una partita sì e l’altra pure, dire che il Milan tornerà a vincere il titolo è un po’ come dire che 2 + 2 fa 4. C’è un solo errore da non commettere: riportare Ronaldinho in squadra. Sarebbe la fine. Noi – ci permettiamo di ricordarlo – l’avevamo detto da subito. Sia nell’ultimo anno di Ancelotti in panchina, sia nel primo (e unico) anno di Leonardo, a dispetto di chi si stracciava le vesti accusandoci di lesa maestà per le critiche che rivolgevamo a un mostro sacro come Dinho, mai avevamo avuto dubbi: con Ronaldinho in campo il Milan sarebbe andato incontro alla rovina più assoluta. L’abbiamo detto e ridetto, scritto e riscritto; come ad esempio 10 mesi fa, il 10 febbraio 2010, quando nel pezzo intitolato “Chi ha ragione: Leonardo che stravede per Ronaldinho o Dunga che l’ha scaricato come Guardiola e Ancelotti?”, testualmente scrivevamo…  “… è così difficile ammetterlo? Ronaldinho, inteso nel senso di fuoriclasse alla Kakà (Pallone d'Oro 2007), alla Cristiano Ronaldo (Pallone d'Oro 2008, secondo nel 2007, secondo nel 2009), o alla Messi (Pallone d'Oro 2009, terzo nel 2007, secondo nel 2008), quelli che da soli ti fanno vincere perché con loro in campo è come se la squadra giocasse in 12 contro 11, e non in 10 contro 11 come succede spesso al Milan con Dinho che passeggia, è finito nel 2005, proprio con la consegna del “Pallone d'Oro”, trofeo che stravinse con 225 punti davanti a Lampard (148) e Gerrard (142). Già l'anno prima, a riprova di una continuità d'impegno indiscutibile, Ronaldinho era entrato nella terna finendo 3° dietro a Shevchenko (primo) e a Deco (secondo): 175, 139 e 133 i punti ottenuti. Furono quelli gli anni fantastici e irripetibili di Dinho; che poi, quasi di colpo, si ripresentò al Camp Nou in versione fantasma, incominciò a giocare da fermo e svaporò. Costringendo un club come il Barcellona, che aveva cercato di tenerlo in organico e di farlo coesistere con un giovane astro nascente come Messi, a disfarsene senza esitazioni, una volta constatati i danni irreparabili prodotti in squadra negli ultimi due anni della felice e poi infelice gestione-Rijkaard. ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=638]]></link>
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	<dc:date>2010-12-04T23:26+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Se Marotta e Del Neri vanno in tivù a lamentarsi degli arbitri...]]></title>
	<description><![CDATA[Subito dopo la fine di Juventus-Roma, Marotta e Del Neri, direttore generale e allenatore del club bianconero, si sono presentati ai microfoni di Sky e di Mediaset Premium e si sono scagliati contro l’arbitro Rizzoli. Due i capi d’accusa: 1) aver concesso un rigore alla Roma, dopo punizione battuta da Totti, per un fallo di mano di Pepe del tutto simile a quello di Boateng in Milan-Palermo (punizione battuta da Miccoli), mani che l’arbitro Banti non sanzionò; 2) aver costretto Chiellini, sanguinante al capo, a uscire dal campo per farsi tamponare la ferita, impedendogli così di prendere parte all’ultima azione del match, un calcio di punizione a favore dai 20 metri. In un duetto all’unisono ben concertato e di rara spietatezza, Marotta e Del Neri si sono lanciati in un j’accuse talmente duro, e carico di rabbia e livore, da indurre chiunque – chiunque non avesse visto la partita - a pensare che Rizzoli dovesse proprio averla fatta grossa, ai danni della Juventus. Peccato che prima si fosse svolta (e si fosse vista) la partita. Una partita in cui, dal punto di vista degli episodi discussi, era successo questo: A) Sull’1-0 per la Juventus l’arbitro non vede un netto rigore per la Roma per atterramento di Mexes da parte di Chiellini (che per la cronaca, dopo aver steso il romanista in scivolata, si alza e va ad insolentirlo come si fa con i simulatori alla Krasic, per capirci); 2) Pochi minuti dopo, Rizzoli assegna un rigore alla Roma perché Pepe, in barriera, respinge a braccio aperto il tiro su punizione di Totti: rigore ineccepibile, così come ineccepibile è l’ammonizione a Pepe; 3) all’inizio del secondo tempo, Pepe scalcia da dietro Menez nel tipico fallo di frustrazione: sarebbe fallo da ammonizione (e quindi, come secondo giallo, da espulsione) che l’arbitro derubrica però a fallo qualunque, graziando così il giocatore juventino.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=636]]></link>
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	<dc:date>2010-11-14T13:13+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Perchè Krasic è un imbroglione e Ambrosini no?]]></title>
	<description><![CDATA[Che differenza c’è tra Krasic che in Bologna-Juventus si butta in area senza che nessuno lo tocchi procurando un rigore ingiusto alla sua squadra, e Ambrosini che in Milan-Palermo dapprima porta avanti la palla col braccio, poi – una volta a contatto con Sirigu – allarga la gamba, colpisce il busto del portiere, cade a terra e procura un rigore ingiusto alla sua squadra? Secondo noi nessuna. Anzi, a ben guardare Ambrosini è stato più antisportivo di Krasic: a differenza dello juventino, che ha consumato l’atto anti-sportivo in una frazione di secondo, senza possibilità di ripensamenti, Ambrosini ha portato a termine un’intera azione tutta all’insegna dell’anti-sportività, durata alcuni secondi, in cui alla prima infrazione (controllo col braccio) sfuggita alla vista dell’arbitro, ha fatto seguito una seconda infrazione (contatto col portiere cercato) che ancora una volta ha tratto in inganno l’arbitro. Insomma: se Krasic ha improvvisato, Ambrosini ha improvvisato e poi perseverato. Unico punto in comune: nessuno dei due, né a caldo, né a freddo, ha sentito il dovere di pentirsi e di scusarsi.     In concreto, mentre Krasic è stato – giustamente ed esemplarmente – squalificato 2 giornate per simulazione per effetto della prova televisiva, Ambrosini la farà franca. Nel suo caso, infatti, di simulazione non si può parlare perché il contatto col giocatore del Palermo c’è stato: che poi l’abbia cercato Ambrosini, andato col piede sinistro a colpire il corpo di Sirigu, non ha importanza. L’arbitro Banti ha ritenuto che il rossonero sia stato travolto dal portiere in uscita e ha dato il rigore. Non si è trattato di un tuffo alla Cagnotto, in ogni caso. ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=635]]></link>
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	<dc:date>2010-11-11T15:5+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Andrea Agnelli, gli scudetti da restituire e la nostalgia canaglia di Moggi]]></title>
	<description><![CDATA[E’ ufficiale: Andrea Agnelli ha assunto in toto l’eredità (sportiva) di suo padre Umberto. Eh sì. Se Umberto Agnelli, l’uomo che portò alla Juve la Triade Moggi-Giraudo-Bettega, è ricordato da tutti come un dirigente tanto abile quanto freddo e cinico, Andrea Agnelli, che poi sarebbe suo figlio, lo sta incalzando da vicino in fatto di pelo sullo stomaco. E se il buon giorno si vede dal mattino, al Piccolo Principe basterà una stagione – la prima da presidente della Juventus – per far dimenticare le gesta del padre: che al confronto rischia di rimediare la figura della mammoletta. Nell’ultima assemblea dei soci, Andrea Agnelli, fu Umberto, ha detto papale papale che la Juventus è pronta a chiedere la restituzione degli scudetti 2OO4-O5 e 2OO5-O6 e ha aggiunto, perché fosse chiaro il concetto, che personalmente nutre grande stima nei confronti di Luciano Moggi, sentimento che peraltro non ha mai voluto nascondere. Un po’ come se Stefano Tanzi, oggi, se ne uscisse a dire che la sua famiglia è pronta a chiedere la restituzione dei soldi dati in risarcimento ai poveri truffati detentori dei bond-Parmalat e aggiungesse che personalmente nutre grande stima nei confronti del padre Callisto, che alcuni dicono aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie, ma che invece è pronto a dimostrare la sua innocenza.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=633]]></link>
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	<dc:date>2010-10-28T0:33+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Venghino signori, venghino sotto il tendone del Nuovo Circo Milan!]]></title>
	<description><![CDATA[Se il governo di centrodestra, con decreto legge urgente, modificasse le regole del campionato di calcio e annunciasse che lo scudetto, d’ora in poi, non verrà più vinto dalla squadra che totalizza il maggior numero di punti, ma da quella capace di portare il maggior numero di spettatori negli stadi, per ammirare i suoi campioni, Berlusconi vedrebbe finalmente coronato il suo sogno: fare del Milan la squadra più forte in assoluto – non solo in Italia, ma nel mondo - e vincere i prossimi 5-6 scudetti e le prossime 5-6 Champions League, magari non dopo avere richiamato Beckham e aver convinto Ronaldo, anche se ormai sopra i 100 chili, a tornare in rossonero per le sue ultime, suggestive esibizioni. Insomma: se vuoi convincere tutti che la strada giusta, per primeggiare nel calcio, è quella di imbarcare attrazioni internazionali un po’ come al Circo Medrano, da Rivaldo a Ronaldo, da Vieri a Ronaldinho, da Beckham a Ibrahimovic a Robinho, trapezisti, giocolieri e acrobati, avanti c’è posto, basta poco: basta dire che l’importante non è vincere, ma esibirsi. E non c’è dubbio che come si esibiscono le “foche” del Milan, da qualche anno a questa parte, non si esibisce nessuno.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=629]]></link>
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	<dc:date>2010-09-12T12:11+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Macchè Juventus, Marotta e Del Neri hanno costruito la Chieventus!]]></title>
	<description><![CDATA[Se il Milan per acquistare Robinho paga 18 milioni e la Juve per Bonucci 15, con tutto il rispetto per Bonucci – probabilmente l’acquisto migliore di Marotta – qualcosa che non quadra c’è; e se la Roma per acquistare Borriello paga 10 milioni e la Juve per Martinez 12, che i conti non tornino lo capirebbe anche un bambino. Gli unici a non capirlo, purtroppo, sembrano essere John Elkann e Andrea Agnelli, i coccolatissimi rampolli della Real Casa. Gran brutto affare, per Madama Juventus. Premessa. Fermo restando che John Elkann, in tolda di comando dai tempi di Calciopoli, s’intende di calcio come Cicciolina di sacre scritture, un’analisi seria dei disagi juventini non può prescindere da una considerazione: la Juve è stata rovinata da Blanc. Che nella primavera del 2009 ha deciso di gettare a mare tre anni di buon lavoro compiuto, pur tra mille errori, da Deschamps prima e da Ranieri poi affidando il suo folle progetto di grandeur alla sciagurata ditta Lippi & Ferrara e precipitando il club nel baratro. E’ stata talmente rovinosa la stagione 2009-2010 che la moribonda Juventus, in estate, si è trovata a ripartire da zero come se i 4 anni di convalescenza trascorsi sotto le cure del dr. Deschamps (1 stagione), del dr. Ranieri (2 stagioni) e dei dottori Ferrara e Zaccheroni (1 stagione) non fossero mai esistiti. Quattro anni buttati al vento e solo macerie davanti. Risultato: la quinta stagione del dopo-Calciopoli, che nelle intenzioni di Blanc (vedi intervista a Tuttosport dell’estate 2006) avrebbe dovuto essere la stagione del ritorno ai massimi successi, anche internazionali, si è trasformata nella riedizione dell’Anno Zero, atto secondo. Via tutti – da Blanc a Secco, da Bettega a Zaccheroni, da Lippi a Ferrara, da Diego a Trezeguet – e dentro il nuovo equipaggio: da Andrea Agnelli a Marotta, da Del Neri a Paratici, da Pepe a Quagliarella, da Martinez a Rinaudo. Ebbene, le cose non sembrano andare granchè bene nemmeno adesso e i tifosi si chiedono: era questa la squadra che sognavamo di vedere nel 5° anno del dopo-Calciopoli? Esiste un solo tifoso bianconero che tramontata l’era di Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Thuram, Chiellini; Camoranesi, Emerson, Vieira, Nedved; Ibrahimovic e Trezeguet (con Mutu e Del Piero in panchina), si sarebbe augurato, a distanza di 5 anni, di vedere in campo la formazione schierata a Bari nella prima di campionato, e cioè: Storari; Motta, Bonucci, Chiellini, De Ceglie; Pepe, Melo, Marchisio, Krasic; Quagliarella e Del Piero (con Lanzafame e Martinez in panchina)?   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=627]]></link>
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	<dc:date>2010-09-02T0:10+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Primo verdetto del mondiale: Capello e Lippi erano due bluff!]]></title>
	<description><![CDATA[Detto che non si ricorda, a memoria d’uomo, un campionato del mondo in cui l’Italia abbia fatto più pena dell’Italia del Lippi-bis (persino nel ‘66 gli azzurri di Fabbri avevano vinto la prima partita, 2-0 al Cile, gol di Mazzola e Barison; ed erano stati eliminati nella terza, clamorosamente, ad opera della Corea del Nord, ma giocando in 10 per l’uscita dal campo dell’infortunato Bulgarelli, dopo aver fallito un’infinità di gol, con Perani nelle vesti di sciagurato Egidio ante litteram), e stabilito che il Sudafrica verrà ricordato, da noi, come il mondiale della catastrofe assoluta (ci hanno fatto fuori la Nuova Zelanda numero 78 del ranking mondiale e la Slovacchia esordiente assoluta), una sua utilità “Sudafrica 2010” indubbiamente l’avrà: aiuterà la gente - a cominciare dai mass-media: ma non ci giureremmo -, a prendere atto del clamoroso bluff di allenatori come Lippi e Capello, considerati geni non si sa bene perché. Siccome il tempo, come si dice, è galantuomo, alla fine il bluff è stato scoperto: Lippi e Capello non sono aquile. Non lo sono mai stati e forse, a ben guardare, sono due mezze tacche. Una volta si sarebbe detto: clamoroso al Cibali!  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=626]]></link>
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	<dc:date>2010-06-28T14:10+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lippi, lo sfasciacarrozze che in un colpo solo ha distrutto Juve e nazionale]]></title>
	<description><![CDATA[Siamo sinceri: anche noi che nutriamo una profonda disistima nei confronti di Marcello Lippi, sia come uomo sia come allenatore, mai avremmo pensato di vedergli compiere un capolavoro di inettitudine (professionale) e di spocchia (umana) come quello compiuto nella lunga e tragicomica “missione-Sudafrica”. E poiché nel calcio, come nella vita, nulla accade per caso, gli ultimi fotogrammi della già leggendaria Italia-Slovacchia 2-3 (catalogabile alla voce: “terza Corea” del calcio italiano dopo Italia-Corea del Nord 0-1, c.t. Fabbri, mondiale ’66, e Italia-Corea del Sud 1-2, c.t. Trapattoni, mondiale 2002) sono già nella storia e illustrano meglio di ogni commento lo sfacelo azzurro 2010 targato Lippi. Il primo fotogramma è Pepe che al minuto 96, nell’ultimo assalto italiano alla porta slovacca, svirgola a due passi dalla porta – e spara fuori – un pallone colpito col piede destro invece che col sinistro, di interno invece che di esterno, da giocatore mediocre qual è, appunto, Pepe; un pallone che né Totti, né Balotelli, né Cassano, né Miccoli, né Borriello avrebbero mai sbagliato, essendo a differenza di Pepe, e della sfilza di comprimari portati da Lippi in Sudafrica, campioni veri; il secondo fotogramma è Lippi che al fischio finale dell’arbitro fa segno a Weiss, c.t. slovacco, di non volergli stringere la mano e sgattaiola via, come un bambinone dell’asilo mai cresciuto, senza nemmeno la dignità di fermarsi a spiegare all’esterrefatto collega il perché di tanta mancanza di educazione e di fair-play, in questo oscurando – per cafonaggine – anche il supercafone Domenech che al termine di Francia-Sudafrica 1-2, a eliminazione consumata, si era rifiutato di dare la mano a Parreira, ma se non altro gli aveva concesso la “cortesia” di una spiegazione.    ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=624]]></link>
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	<dc:date>2010-06-24T21:34+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lippi, l'Italia che non va, Cannavaro che affonda e Totti e Balotelli a casa]]></title>
	<description><![CDATA[Non fosse bastato l’orribile spettacolo offerto dall’Italia contro la Nuova Zelanda, nel dopo-partita – in conferenza-stampa – è salito in cattedra lui, Marcello Lippi: uno che al confronto Domenech sembra Fiorello e Capello un buontempone stile-Jerry Lewis. Con fare scocciato e l’espressione di chi pensa: sbrigatevi a fare le domande che non ho tempo da perdere, il c.t. azzurro ha mostrato il volto sprezzante e arrogante dei suoi momenti migliori (si fa per dire), mostrandosi infastidito ad ogni domanda e seccato ogniqualvolta si è trattato di mettere le cuffie per rispondere alle curiosità dei giornalisti stranieri. Roba da vergognarsi di essere italiani. A dispetto della cafonaggine sparsa a piene mani, la conferenza-stampa di Lippi è stata però utilissima: tra un borbottio, un borborigmo e un guaito, qualche concetto interessante il comandante Marcello è riuscito ad esprimerlo. Analizziamone alcuni.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=622]]></link>
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	<dc:date>2010-06-20T20:23+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La leggenda metropolitana di Capello grande condottiero]]></title>
	<description><![CDATA[E se Capello fosse più scarso di quel che molti pensano? Il dubbio, dopo l’orrido 0-0 dell’Inghilterra contro l’Algeria, pareggio che costringe Rooney & company a vincere a tutti i costi la terza partita del gruppo C, quella contro la Slovenia, pena l’eliminazione immediata, il dubbio – dicevamo - è d’obbligo. Sia chiaro: la nazionale inglese ha tutto per uscire dall’impasse in cui si trova e magari, una volta passato il turno, volare in finale demolendo gli avversari trascinata da Rooney, Gerrard e Lampard come da vaticinio del suo c.t.. Quel che è certo è che fino ad oggi, tra le squadre considerate grandi, la nazionale allenata da Capello è stata in assoluto la peggiore, a pari merito con la Francia di Domenech; e se qualcuno ha notato differenze tra l’Inghilterra di Eriksson (eliminata dal Portogallo ai quarti nei mondiali 2006), l’Inghilterra di McLaren (fuori dall’Europeo 2008 per mano della Croazia) e l’Inghilterra di Capello (1-1 con gli Usa e 0-0 con l’Algeria nei primi due match del mondiale 2010), è pregato di fare un fischio. Noi, se un cambiamento l’abbiamo notato, l’abbiamo notato in peggio.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=621]]></link>
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	<dc:date>2010-06-19T16:59+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Nell'Italia dei senza-Totti i nuovi eroi sono Pepe e Montolivo]]></title>
	<description><![CDATA[La prima cosa da dire, a dispetto del risultato che non è stato quello sperato, è che l’Italia vista contro il Paraguay (1-1 in rimonta), la prima Italia mondiale del Lippi-2, pur non vincendo ha destato un’impressione migliore di molte nazionali viste fino ad oggi: migliore di Francia e Inghilterra, che come gli azzurri hanno debuttato pareggiando, migliore forse anche dell’Olanda, che pure ha chiuso il suo primo impegno rifilando un 2-0 ad una spentissima, a dire il vero, Danimarca. La prima Italia del Lippi-2, che rispetto all’Italia mondiale di Germania 2006 sconta un deficit tecnico notevolissimo, ha giocato una prima partita qualitativamente modesta - com’era facile prevedere visto che Totti è stato dimenticato, Pirlo è fermo ai box e Camoranesi è sempre sull’orlo di una crisi di nervi -, ma atleticamente superba: una partita da outsider di lusso, più che da campioni del mondo, in cui hanno giganteggiato, per la loro straordinaria carica agonistica, innanzitutto Pepe (che nel secondo tempo, quando tutti boccheggiavano, pareva un marziano) e poi il solito De Rossi, un sorprendente Zambrotta e persino Montolivo, che a Città del Capo, di colpo, ha svestito i panni del principino per indossare quelli di uno sbalorditivo, impensato e impensabile Robin Hood. Il suo assalto solitario alla porta del Paraguay, nel primo tempo, dopo aver strappato palla a un avversario a metà campo, e la saetta scagliata verso Villar (miracolosa parata) da 20 metri, al minuto 82, sono stati le perle di una partita davvero fantastica per l’autorevolezza dimostrata dal gioiellino viola.   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=619]]></link>
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	<dc:date>2010-06-15T0:11+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lippi brevetta l'ultima idea: la nazionale dei fuori ruolo!]]></title>
	<description><![CDATA[Diciamolo: Lippi ha tutto il diritto di escludere dalla spedizione mondiale giocatori di talento, ma a suo dire poco gestibili in gruppo come Cassano, Balotelli e Miccoli; ha tutto il diritto di rinunciare all’uomo di maggior classe e personalità di tutto il movimento, e cioè Totti, che pure nel 2006 venne portato in Germania in condizioni atletiche – e di salute – assai peggiori di quelle mostrate nell’ultimo finale di stagione; ha tutto il diritto di snobbare un centrocampista di sicuro rendimento come Ambrosini e di rispedire al mittente un centravanti unico, per capacità di fare reparto da solo, come Borriello. Lippi ha tutto il diritto di fare quel che gli pare, ma naturalmente – a fronte di scelte così forti, per non dire estreme – ha anche il dovere di mostrare di avere le idee non chiare, ma chiarissime sul modo di procedere verso Sudafrica 2010. Ebbene: a pochi giorni dal debutto azzurro contro il Paraguay, c’è qualcuno che possa dire di avere visto un Lippi particolarmente ispirato? A noi non sembra. O meglio, noi abbiamo visto un Lippi con le idee chiarissime quando si è trattato di chiudere le porte in faccia ai campioni “problematici” di cui sopra, e un Lippi con le idee confuse, per non dire azzerate, al momento di assemblare una formazione degna di questo nome. Per il momento, Lippi è riuscito nell’impresa di far giocare mezza nazionale fuori ruolo: con esiti a dir poco comici, se non fosse che fra qualche giorno – a mondiale iniziato - da ridere ci sarà ben poco. In particolare...  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=616]]></link>
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	<dc:date>2010-06-07T16:1+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Qualcuno dica a Berlusconi che così il Milan va alla rovina]]></title>
	<description><![CDATA[Quando Berlusconi dice: “Se l’avessi allenato io, il Milan avrebbe vinto il campionato con 5-6 punti di vantaggio sull’Inter” (che per la cronaca ha vinto 4-0 il derby d’andata e 2-0 – giocando un’ora in 10 uomini– il derby di ritorno), è giusto liquidare la frase con un titolino a due colonne, come si addice a un episodio di folklore? Secondo noi no. Perché di folkloristico, nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio, c’è ben poco; semmai c’è la conferma che Berlusconi continua a pensare, a 3 anni dall’ultima grande conquista (la Champions vinta ad Atene, 2-l al Liverpool), che il Milan sia la squadra italiana migliore, quella con i giocatori più forti. E così, dopo aver compatito Ancelotti per non aver vinto nulla nella stagione 2008-2009, benedicendo il suo passaggio al Chelsea, Berlusconi ha vissuto con l’anima in pena anche l’ultima stagione, quella con Leonardo in panchina; con una insoddisfazione talmente evidente, talmente palpabile, da indurre Leonardo a gettare la spugna dopo appena 9 mesi di lavoro. Un lavoro che la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori ha giudicato buono, con la qualificazione-Champions mai in discussione e addirittura sogni di scudetto cullati fino ad aprile, ma non Berlusconi. “Leonardo è un testardo – ha spiegato il premier -: spesso ci siamo confrontati, ma lui poi ha sempre voluto fare di testa sua”. Già.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=614]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=614</guid>
	<dc:date>2010-05-28T19:53+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Roberto Mancini: un uomo chiamato coniglio]]></title>
	<description><![CDATA[Quando due estati fa, in totale controtendenza con l’opinione prevalente nei mass-media italici – riassumibile nella frase: “non è possibile licenziare l’allenatore che ha vinto gli ultimi tre scudetti” -, scrivevamo che Moratti aveva fatto benissimo ad ingaggiare un grande come Mourinho e a disfarsi di una mezza tacca come Mancini, eravamo certi di quel che scrivevamo: e il tempo è stato galantuomo. Ebbene, a distanza di due anni, a conferma della bontà della posizione presa, è successo un fatto nuovo (che non ha nulla a che vedere con la Champions vinta dall’Inter 45 anni dopo Herrera): e il fatto nuovo è che Mancini, dopo aver dimostrato di essere una mezza tacca come allenatore, ha dimostrato di essere una mezza tacca anche come uomo. E’ stato indecoroso lo spettacolo che Mancini, testimone d’accusa nel processo-Calciopoli, ha dato martedì al tribunale di Napoli: l’ex allenatore dell’Inter, novello dr. Jeckill e mr. Hide, chiamato a deporre nel processo contro la Cupola si è trasformato come d’incanto nel più formidabile teste a difesa di Moggi & company. Ma con la sua balbettante deposizione, tutta a base di “probabilmente”, “non ricordo”, “lo facevano tutti” e “sono cose che si dicono nella foga del momento”, Mancini non si è limitato a fare un favore a Moggi, ma ha ottenuto l’incredibile risultato di rendere ridicolo il suo passato (e quindi la sua figura) di allenatore.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=613]]></link>
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	<dc:date>2010-05-26T14:38+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Quando Moratti assumeva Mourinho e i tromboni si stracciavano le vesti]]></title>
	<description><![CDATA[Riproponiamo due articoli a nostra firma pubblicati su questo sito a fine-maggio, inizio-giugno 2008. Erano i giorni del cambio di panchina all'Inter, panchina che per volere di Moratti passava dalle cure di Roberto Mancini, fresco vincitore di uno scudetto, a quelle di Josè Mourinho, fresco di fine-rapporto al Chelsea. Benchè siano passati solo 24 mesi, salire sulla macchina del tempo e andare a riassaporare il clima che accompagnò la decisione di Moratti è a dir poco istruttivo. Perchè adesso sul carro del vincitore sono saliti tutti, ma due anni fa l'indignazione per il ribaltone voluto da Moratti dilagava. Ed erano in pochi a pensare che l'Inter, passando da Mancini a Mourinho, stesse facendo l'affare della vita...   ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=610]]></link>
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	<dc:date>2010-05-19T12:4+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Appello a Berlusconi e Galliani: mettete fine all'inganno-Milan!]]></title>
	<description><![CDATA[C’è qualcosa d’insopportabile nel modo in cui la dirigenza del Milan, Berlusconi in testa, sta protraendo l’agonia del club con un accanimento terapeutico degno di miglior causa. E mentre tutto questo accade, una domanda aleggia senza risposta: a chi giova questo strazio? E a chi conviene rovinare le straordinarie imprese compiute dal Milan, in Europa e nel mondo, negli ultimi 20 anni? La situazione è paradossale. Da tre anni il Milan si presenta al via della stagione con l’obiettivo massimo – e ormai dichiarato - di arrivare 3° in campionato. Lo fa con una squadra vecchia, logora e superata, ogni anno spendendo meno, cedendo il suo miglior giocatore (dopo Kakà al Real Madrid, ora vedremo che ne sarà di Pato), mentre la distanza dall’Inter – e dai grandi club d’Europa - si fa ogni anno sempre più marcata, sempre più drammatica, sempre più incolmabile. Per capirci: il Milan di oggi, al confronto dell’Inter di oggi, è una bagnarola paragonabile all’Inter di Tardelli o di Hodgson o di Lippi nei confronti del Milan berlusconiano (di allora). E non tragga in inganno il fatto che Leonardo sia riuscito, Dio solo sa come, a tenere la squadra in corsa-scudetto fino a un mese, un mese e mezzo fa: per quanto svillaneggiato dalla proprietà, Leonardo ha fatto meglio di Houdini, anche se alla lunga il bluff è venuto alla luce. Il Milan, oggi, è una vecchia e nobile decaduta piena di rughe che si ostina a credere che il tempo non sia passato: e ogni volta si prepara al gran ballo delle debuttanti anche se ormai, sulla pista, non se la fila più nessuno. Una volta era la (squadra) più bella del reame: oggi fa pena. E ogni volta che esce di casa è un colpo al cuore.  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=608]]></link>
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	<dc:date>2010-05-02T21:10+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Facchetti, il memoriale e i segreti inconfessabili della Cupola di Moggi]]></title>
	<description><![CDATA[Domanda da un milione di dollari: nel “memoriale di Facchetti” che il figlio di Giacinto, Gianfelice, ha consegnato al tribunale di Napoli e che i pm Narducci e Capuano giudicano di primaria importanza, quali scottanti rivelazioni si nascondono? Se è vero che il dirigente interista iniziò a lavorare al memoriale dopo vari incontri avuti con un ex arbitro di serie A, Danilo Nucini, che rivelò a Facchetti retroscena a dir poco inquietanti a proposito della Cupola di Moggi, cosa si sa di queste verità che Nucini – così si dice - non ebbe il coraggio di riferire ai giudici? Il tempo annebbia i ricordi e a volte, purtroppo, li cancella. Ma per fortuna non cancella le cose scritte: “scripta manent”, appunto. Così, un po’ per curiosità, un po’ per dovere d’informazione siamo andati a ripescare l’articolo che scrivemmo quattro anni fa, in data 11 maggio 2006, in piena bufera-Calciopoli: un articolo, per la cronaca, che non ricevette una sola richiesta di smentita e nemmeno di rettifica. Dove si parla di Facchetti e di Nucini, di Moggi e di De Santis, di Pairetto e di Fabiani, di affiliazioni carbonare e di schede telefoniche segrete. Come si dice in questi casi: buon divertimento!  ...]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=607]]></link>
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	<dc:date>2010-04-30T11:26+02:00</dc:date>	<dc:creator>Paolo Ziliani</dc:creator>
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	</channel></rss>
